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Autore Discussione: RESIDENT EVIL LAST HOPE: cap II scoperte  (Letto 2135 volte)
L_Lawliet
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« inserita:: Dicembre 15, 2007, 12:18:53 pm »

CAPITOLO II

Scoperte

Warren University: 4 settembre 1998.

ore 16:30

"fate un bell'applauso all'esibizione delle ragazze, forza" proferì il preside, applaudendo e venendo seguito da uno scroscio da parte dell'intera sala, mentre le ragazze, una volta terminato il saggio di ginnastica ritmica, si portavano in fila per l'inchino. Vi era molta gente, anche per via del fatto che molte di esse fossero vere e proprie professioniste in quel campo. Rebecca era una di queste, già campionessa di diversi tornei e partecipante alle venture olimpiadi. Sospirò, liberandosi così di tutta la tensione e della fatica accumulate durante il saggio, e si guardò attorno. Era veramente un bel posto, curato bene ma forse solo per l'occasione, la palestra, si vedeva che la stessa fosse stata usata altre volte a mò di sala di ricevimenti o per i balli di fine corso, qualche festone era stato ritoccato e tirato fuori per l'occasione e altri erano stati semplicemente rinnovati. La ragazza si guardò attorno, appena, per poi far calare con calma e grazia le mani e, sotto gli applausi, dirigersi verso l'uscita. La gente già si stava alzando, forse per la pausa prima della prossima esibizione. Tra questi vi era anche Marcus. Il ragazzo, alzandosi, si diresse verso l'uscita. Un caffè era quello che ci voleva, anche perchè probabilmente non avrebbe potuto assistere alla seconda esibizione, considerando che dopo la stessa avrebbe avuto un importante lezione, e doveva ripassare per l'esame oramai prossimo.Basi della Filosofia classica. La odiava. Sistemò meglio la cartella in spalla, quindi avanzò. Alla caffetteria vi erano diversi studenti radunati, tra questi proprio il gruppo di danza, evidentemente le ragazze avevano avuto il suo stesso pensiero. Tra queste, notò immediatamente Rebecca. La ragazza stava risistemando la coda dei capelli,seduta su una panca, mentre alcuni suoi compagni di università si intrattenevano con una delle sue amiche. Si avvicinò, appena, quindi prese parola. "ehy, bella esibizione" mormorò, guardandola. La ragazza, il fermaglio trattenuto dai denti, alzò lo sguardo, osservandolo. Sorrise appena, afferrando poi il fermaglio e agganciandolo alla coda in modo da tenerla ferma. Rilassò le braccia lungo i fianchi, dunque, per poi prendere parola a sua volta. "ti ringrazio. E' abbastanza faticoso ma quando ci prendi la mano, ti abitui" mormorò appena, alzandosi. "Ti ho visto sulla metropolitana, evidentemente era d'obbligo che ci dovessimo rincontrare... in ogni caso piacere, Rebecca Harley" sentenziò infine, amichevole, afferrando la sacca e portandola in spalla. La risposta di lui fu quasi immediata, un solo sguardo attorno a sè con calma per poi riprendere parola. "Marcus Leigh, il piacere è mio....neanche io mi aspettavo di rincontrarvi, credevo che una volt afinito il tutto sareste tornate in albergo, o sareste state accolte dal preside. non avrei creduto che.." la ragazza lo interruppe, scrollando le spalle. "le mie amiche volevano fermarsi un istante a prendere qualcosa, anche se in confidenza, credo lo volessero fare semplicemente per incontrare qualche ragazzo. Sai, con la storia degli omicidi, il mister ha tirato molto sul fatto delle uscite, e così...vogliono approfittarne il più possibile, anche perchè i trasporti stanno avendo qualche difficoltà e pertanto saremo costrette ad allungare la nostra sosta..." mormorò appena, sospirando appena. Il ragazzo sorrise, quindi scosse il capo massaggiandosi la fronte. "una bella sfortuna eh?" pronunciò appena, guardandola. "bè, probabile...ma d'altra parte non possiamo farci nulla, pertanto meglio approfittarne no?" sorrise appena, guardandosi poi attorno nuovamente. "credo che le mie amiche ne avranno per molto ancora, sapresti dirmi dove sono le docce? a quanto ho capito sono state spostate e non so come muovermi..." mormorò appena, dalla voce lievemente sconsolata. Il ragazzo annuì prontamente, un cenno con il capo sistemando la sacca. "ho un pò di tempo, ti accompagno io, sono vicine in fondo" proferì appena, sorridendo

L'interno dei bagni era nuovo, si notava. Situato all'esterno della struttura, vicino al campo da football, sembrava ben illuminato, quanto meno elettricamente. dato il tempo, le luci erano l'unico modo per illuminare al meglio il luogo. La ragazza lasciò immediatamente la sacca sulla panca, sospirando, si era lasciata da poco con quel ragazzo, marcus, che l'aveva portata fino a lì. Era stato così gentile da lasciarle addirittura il cercapersone, qualora le servisse aiuto. Più che quello, le sarebbe interessata della compagnia diversa dalle sue compagne e perchè no, uscirci assieme. In fondo non avrebbe dovuto sposarlo o farci qualcosa, avrebbe potuto conoscere maggiormente raccoon city e magari visitare l'intrigante torre di san michele, gliene avevano parlato in molti, una delle fondamenta della città. Certo, c'era da trovare il modo per schivare le preoccupazioni del mister, ma a questo ci avrebbe pensato con comodo. Sospirò, iniziando a spogliarsi, per poi aprire i rubinetti della doccia, all'interno di un quadrato di mattonelle bianche che circondava la zona in un perimetro quasi chiuso, in modo da non disperdere il calore. L'acqua ci mise poco a riscaldarsi, riscaldando la zona e facendo in modo che una densa nube di vapore si dipanasse per il luogo. Lentamente i piedi entrarono nella stessa, mentre l'acqua iniziava a bagnarle la pelle. Una sensazione rilassante, anche se con le ragazze era tutta un'altra cosa. Ora starebbero schiamazzando, parlando del più e del meno e di chi hanno potuto o voluto adocchiare nella caffetteria. Probabilmente, pensò, sarebbero giunte a momenti, non c'era motivo di preoccuparsi. Con calma iniziò a lavare i capelli, oramai sciolti dal fermaglio, con calma passò il sapone sul suo corpo. C'era un silenzio quasi mortale nel luogo, rotto soltanto dallo scrociare dell'acqua. Il vento sbatteva sui vetri delle finestre, producendo una sorta di ululato che di certo non creava una grande atmosfera. silenzio. Lo sguardo della ragazza passò nella coltre di fumo, immobile, immersa in un fiume di pensieri che probabilmente non avrebbe neanche potuto scindere, come confusa o come troppo rilassata per potersi concentrare su qualsivoglia preoccupazione.
Poi, improvvisamente, si udì un rumore. La porta sbattè, si avvertì appena un tonfo sordo e il cigolare, della porta stessa, per poi chiudersi. Dei passi. Hm, probabilmente una delle ragazze pensò, probabilmente aveva lanciato il borsone a terra convinta non vi fosse nessuno.
"sei tu Clara?" pronunciò, a voce alta, da sotto la doccia. Non vi fu risposta. Aggrottò lo sguardo, una finestra improvvisamente sbattè, facendole raggelare il sangue. Si convinse a non tremare, probabilmente, si disse in cuor suo, le ragazze sapevano che lei stava facendo la doccia e volevano farle uno scherzo, si molto probabile, forse proprio perchè non si era unita al gruppo nel loro piano della caffetteria. Sorrise appena, in cuor suo, chiudendo i rubinetti delle docce. Afferrò l'asciugamano lasciato sulla parete delle mattonelle e lo indossò alla bene e meglio, uscendo con calma dal quadrato, immersa nel vapore.
"ragazze, non è divertente...." commentò appena, cercando di scostare il vapore con la mano destra. Nessuna risposta ancora. Un ombra si trovava, probabilmente nel corridoio, non riusciva a scorgerne le fattezze, a causa del vapore, ma potè constatare che non era una delle sue compagne. Sospirò appena, scrollando il capo. Stai a vedere che quel marcus è un qualche sorta di stalker, e che mi stava spiando?
Commentò fra sè e sè, un poco innervosita. Si avvicinò quindi, decisamente seccata.
"marcus, sei una qualche sorta di pervertito per caso? Se solo scopro che sei tu non la passerai liscia sappilo!" proferì, avvicinandosi all'ombra stessa.
Un urlo lacerò la tranquillità del campus, un urlo proveniente proprio dalla zona del campo da football

"uff..." mormorò appena, Marcus, calpestando l'erba del green. oggi a quanto pare era destinato a saltare lezione. A quanto pare rebecca aveva dimenticato la giacca al bar. E giustamente, le sue amiche avevano visto in lui la vittima giusta per questa traversata terrificante. Non aveva mai fatto 4 volte avanti e indietro per il campus, a quanto pare oggi era giornata no. Avrebbe dovuto immaginarlo dal tempo. La giacca di Rebecca fra le mani, lo zaino in spalla, cercò di aumentare la velocità in modo da ritrovarsi il prima possibile ai bagni, già in vista. Un lungo sospiro, quanto sarà trascorso, dieci, quindici minuti da quando si erano lasciati di fronte alla porta dei bagni. Oh bè. Ecco la porta. La mano lentamente si portò alla maniglia, quindi si fermò. Accostata? Era sicuro di averla chiusa. Fece per aprirla, quando l'improvviso urlo lo scosse, all'interno del bagno stesso. Gli si gelò il sangue, un gemito poi dall'interno del locale, e un tonfo a terra. Rebecca che diavolo..la porta si spalancò, vi era nebbia ovunque, causata dal vapore dei  bagni, la scrollò con la giacca, si guardò attorno, finchè non vide due ombre. Un tipo, a terra, stava gattonando, in direzione di rebecca che, chiusa in un angolo, cercava di coprirsi come poteva, gemendo. "vattene, vattene!" urlò, improvvisamente, il tipo non sembrava curarsi di niente, si alzò lentamente e allungò gli arti, col preciso intento di raggiungerla per agguantarla. Un ruggito, per poi sferrarsi contro la stessa.
"figlio di..." sibilò appena Marcus, lanciando la giacca a terra e quindi lanciandosi contro quell'uomo, probabilmente un pervertito. Lo afferrò per la giacca, quindi lo strattonò a terra, contro gli armadietti. Vi fu un rumore forte, la ragazza alzò gli occhi tremante, cercando di coprirsi coem poteva con l'asciugamano, quindi deglutì. "M..marcus...." sibilò appena, ma la voce le si strozzò in gola. Il ragazzo non disse nulla, si portò semplicemente in direzione del tipo. "sta indietro rebecca, a questo ci penso io" mormorò appena, volgendosi ora in sua direzione. Tutto si sarebbe aspettato, meno che il tipo fosse già in piedi. Con un ruggito gli finì addosso, slanciandolo a terra. "Che diav..." sibilò appena il ragazzo, finendo a terra. Nessun segno di cedimento, anzi una forza spropositata da parte del tipo. Le ciocche scure di capelli grassi e sporchi si sporsero, rivelando il volto. Era emaciato, colmo di chiazze ,un occhio bianco come la neve e l'altro cavo. Diversi vermi si riversarono lungo la guancia e la fronte, e addosso al volto del ragazzo. Rimase impietrito. Rebecca non aveva avuto di fronte un pervertito. Aveva avuto di fronte un mostro. Questo spalancò la bocca, un gemito misto di rabbia e angoscia si riversò, qualcosa cadde dalla camicia all'interno della giacca, il ragazzo scostò il capo, disgustato, stringendo come meglio poteva le braccia della...cosa... per evitare di essere ferito. Questo scattò col volto, cercò di morderlo, ma prontamente la mano scattò ad afferrargli il mento, tenendolo lontano "...Rebecca!...chiama....aiuto!" urlò a stento, cercando di trattenere la paura e il ribrezzo come meglio poteva, era un incubo, quel tipo puzzava di carogna morta, e sembrava intenzionato a sbranarlo. La forza che aveva era imperiosa, come un animale allo strmo delle forze, della fame, che tenta in ogni modo di preservarsi. La mano iniziò ad arretrare, lentamente, il mento premeva come non mai, così come quei denti sbavanti, il ragazzo si sentiva mancare le forze. Poi, all'improvviso, un tonfo metallico, il mostro gemendo volò lateralmente, finendo a terra. Rebecca ansimò, appoggiando a terra il grosso estintore afferrato evidentemente da una delle pareti. "...figlio di..." sibilò a stento, gemendo, per poi accasciarsi evidentemente scarica dalla paura. Marcus non potè che ringraziarla mentalmente. Si alzò, con calma, sempre fisso sul tipo. Un passo avanti, appena, osservandolo a terra. Che diavolo era? guardò l'oggetto caduto a terra, afferrandolo. Una tessera, dell'umbrella corporation. Cosa poteva significare? lo scrutò a lungo, avvicinandosi. Questo improvvisamente scattò, afferrandogli un piede e ansimando, il volto un teschio frantumato dal colpo di estintore. non voleva cedere, in alcun modo. Il ragazzo scattò indietro, gemette appena, quindi fece partire un pestone diretto al volto. Con un crack sonoro il collo si spezzò, e l'essere caracollò a terra, esanime. L'aveva..ucciso. Se questa parola potesse valere in questo contesto. Ansimò appena, quindi andò a sedersi a terra.
"..t...tutto a posto?" gemette appena lei, dopo qualche attimo di esitazione. Il ragazzo rimase silente, gli occhi sbarrati su quel cadavere, semplicemente alzò un pollice verso l'alto, volgendosi poi verso di lei.
"Tu?" mormorò appena, guardandola. La ragazza annuì appena, in segno di risposta, per far capire che non era stata ferita. "appena l'ho visto mi sono lanciata indietro...è caduto a terra, mi voleva...non so cosa voleva...poi sei arrivato tu" gemette appena, alzandosi e andandosi ad appoggiare alla parete. Il ragazzo annuì, con calma, quindi si alzò. "vestiti. Andremo a chiamare qualcuno..deve essere uno scherzo...solo un maledettissimo scherzo".
In cuor suo sentiva però che non poteva trattarsi di ciò

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« Risposta #1 inserita:: Dicembre 15, 2007, 12:20:27 pm »

Raccon Police Department

ore 18:00

"vi dico che sono notizie importanti, dovete credermi, Brian Irons è un corrotto!" la voce tuonò come un eco all'interno della zona celle della stazione. Miles si alzò, dalla seggiola, spettava a lui il turno di guardia nel luogo, e lo stesso fece il prigioniero, aprendo appena un occhio prima di portarsi a sedere sulla lettiga. "chi è che fa tutto questo casino..." sussurrò appena, massaggiandosi la nuca. Improvvisamente nel luogo fece capolino un uomo, scortato da un poliziotto. Se si potesse intendere scortato il modo con cui il suo braccio era trattenuto e  veniva spintonato. Indossava un paio di pantaloni bruni, una camicia e una cravatta rossa, i capelli, rossicci, erano tirati indietro in un piccolo codino, stringeva in una mano un foglio stampato a macchina. "dovete credermi dannazione!" urlò ancora, ma il poliziotto non volle sentire ragioni. "Smith che sta succedendo?" proferì appena Miles, avvicinandosi. L'uomo sospirò, scrollando il capo. "ordini di Irons. Per quanto odi quell'uomo, so per certo che se mi faccio trovare scoperto finirò senza lavoro prima di domani. Hai sentito di quel collega che doveva fare il turno di guardia alla torre? Lo ha licenziato senza pensarci troppo sopra. Quell'uomo sta impazzendo dai retta a me" proferì, guardando forse con un tocco di remora il nuovo prigioniero, come a volergli dare un tacito segno di corrispondenza, dopodichè lo lasciò al collega. "te lo lascio, mettilo in cella per un pò, vedremo il da farsi quando si sarà calmato" mormorò, per poi volgersi e allontanarsi. L'uomo annuì, appena, aprendo la cella e quindi con un cenno del capo invitandolo ad entrare. Non senza qualche remora l'uomo si diresse verso la stessa, andando a sedersi sul lettino. "Dannazione!" ringhiò appena, un pugno sulla lettiga. In quel momento il prigioniero si appoggiò alle ringhiere della cella. "ehy...ti sei dato tanta pena per finire qui?" proferì appena con una nota di sarcasmo. "bè, se non altro agente, ha avuto più fortuna di me che sono finito a dividere la cella con quel barbone ubriaco nell'angolo. E' tutto il tempo che continua a gemere ruttare e scoreggiare come un maiale" proferì appena, sempre con questa vena di umorismo amaro. Il poliziotto semplicemente tornò a sedersi, portando le braccia conserte. "lasciamo stare. Ehy tu, il tuo nome?" proferì, appena, osservando il nuovo. Questo, con un sospiro, prese parola solo dopo qualche attimo, lo sguardo fisso al terreno e le mani dietro la nuca. "Il mio nome è Ben. Ben bertolucci. Sono un giornalista" sentenziò appena, freddamente. Vi fu un nuovo istante di silenzio, rotto solo dalla tenue risata smorzata del prigioniero. "un giornalista sfortunato si direbbe" sentenziò appena, pungente. Scosse il capo, quindi volse lo sguardo verso il corridoio. La porta si aprì, e in quell'istante fece capolino Hank. Il barbone, con un fare tra il sicuro e l'annoiato, si diresse verso la zona delle  celle, alle sue spalle un agente che semplicemente si andò ad adagiare alla parete, sicuro che quello che l'uomo stesse facendo non avesse da che fargli temere. L'uomo raggiunse la zona delle celle, nuovamente miles indirizzò la sua attenzione verso il nuovo arrivato così come fecero a loro  volta anche ben e il prigioniero. "oggi deve essere giornata di visite"sentenziò infine quest'ultimo, trovando stranamente d'accordo miles. "buongiorno. Sono qui per il collega che tenete rinchiuso, mi hanno detto che ci sono stati lievi problemi con lui...potrei leggere il rapporto, agente?" mormorò infine, porgendo la nota d'autorizzazione al guardiano. Questo diede una rapida letta, quindi svogliato aprì il cassetto, porgendo lui il rapporto del collega precedente. "a quanto ho capito, è stato arrestato per aperte manifestazioni di rabbia incontrollata e per aggressione. Per il resto non fa altro che dormire nella cella" proferì, la frase prolungata sempre dal prigioniero. "...e appestare il luogo in mani era disumana...nonchè grattarsi in continuazione il corpo. Se lo deve portare via, mi fa un favore" mormorò, sorridendo e allontanandos un poco dalle sbarre. Le manette ancora ai polsi non gli permettevano una grossa libertà, così come le catene ai piedi, si vedeva che i poliziotti avessero preso ogni precauzione contro "il mostro di raccoon city". Hank lesse e rilesse il rapporto, e parve per un istante che le sue mani tremassero. "...chiaro. Agente. Mi faccia entrare, per favore" mormorò alzando lo sguardo e porgendo nuovamente a miles il rapporto. L'uomo sospirò alzandosi, si sistemò la cinta quindi scosse il capo. "mi dispiace, ma non possiamo tagliare la procedura, deve richiedere l'autorizzazione alla segreteria del distretto e farla firmare da un attendente in carica" mormorò appena, sospirando. "altrimenti dovrà attendere l'orario di colloquio con il detenuto, mi dispiace" proferì appena, mentre Ben si portava ad affacciarsi alle sbarre.
"Mi faccia entrare le ho detto!" urlò improvvisamente, severo. Miles sgranò gli occhi, il tono era chiaramente imperioso. "si dia una calmata per favore, non è nulla di grave, deve solo..."
"lei non può capire, mi dia la chiave e basta!" proferì ancora minaccioso, avvicinandosi. L'uomo scattò con la mano alla pistola. Poi una voce sovrastò tutti quanti.
"si è svegliato" mormorò seccamente il prigioniero. Lo sguardo restò sul barbone. Aveva appena rigurgitato a terra una sostanza scura e decisamente sgradevole, e si stava alzando. Il prigioniero lo squadrò a lungo, vi era qualcosa che non andava nella penombra della cella. "che diavolo..." sussurrò appena. Il volto apparve alla luce, era chiazzato, bava colava dalla bocca in un gemito profondo e lugubre, mentre gli occhi erano diventati di un bianco perla. Hank sgranò gli occhi, quindi scattò alla cella. "Cristo!" sibilò, volgendosi poi verso il poliziotto. "La pistola, presto!" urlò. L'uomo, evidentemente confuso, cercò di avvicinarsi. "Agente, apra questa dannata porta, non mi piace il modo con cui mi guarda" sibilò il prigioniero, restando con la schiena adagiata alle sbarre della cella, il barbone iniziò ad avanzare, lentamente, quel gemito lugubre ad investire la stanza.
"Ehy, ehy che diavolo sta succedendo!" urlò ben, cercando di scuotere le sbarre.
"APRITE QUESTA C***O DI CELLA!" urlò il prigioniero, volgendo lo sguardo verso i due, il barbone gli si lanciò addosso con un urlo agghiacciante, le mani in avanti e uno scatto rantolante a cercare di morderlo, rapidamente l'uomo mosse le braccia verso l'alto, un movimento circolare, e lo colpì con le manette al volto. Questo rantolò indietro, quindi si rialzò. Quel colpo avrebbe rotto la mandibola a chiunque. E anche in questo caso l'effetto fu lo stesso. Solamente, il barbone non sembrava provare alcun dolore. Semplicemente si rialzò, la mandibola contorta e penzolante, e quello sguardo affamato ancora negli occhi. "Agente tiri fuori quella caxxo di pistola!" urlò, sbattendo un pugno sulle sbarre, l'uomo rapidamente si scosse, iniziando a cercare le chiavi della cella, ben cercò di sporgere più che poteva il collo dalla cella stessa. "Qualcuno mi spieghi qualcosa!" urlò, il prigioniero rimase immobile, pressato contro le sbarre. "mexxa..." sibilò stizzitò, con mani e piedi legati poteva poco e quel colpo non aveva sortito nessun effetto. Cercò di muoversi, ma dovunque andasse era un angolo dove restare bloccato. Deglutì appena, qualsiasi cosa fosse, quel...mostro ributtante lo voleva mangiare. "fatti sotto..." sibilò appena, cercando di portarsi in una posizione difensiva. Il mostrò ringhiò, quindi nuovamente uno scatto, la bocca spalancata e sbavante, le mani protese. Vicino, vicinissimo a lui. Poi uno sparo che riempì la sala. E un tonfo a terra. Sangue schizzò ovunque, il barbone ricadde a terra, la testa forata da un proiettile. Miles si volse. Hank gli aveva estratto la pistola dalla fondina, senza esitare, e ora, con la pistola puntata, scrutava nell'ombra della cella il corpo esanime del barbone.
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« Risposta #2 inserita:: Dicembre 15, 2007, 12:21:08 pm »

Main Street, 5 settembre 1998

ore 2:30

Il notturno partì, con calma, adagio per poi prendere velocità. Sara si appoggiò stancamente al finestrino. Era stremata, la vita nel pub stava diventando particolarmente movimentata, anche per  via di tutti i problemi del momento. Sospirò, lungamente, osservando ora le luci cambiare, sfocarsi, mentre il notturno avanzava. Non c'era quasi nessuno sul mezzo, quei poveri disgraziati che come lei avevano una vita da tirare avanti campando con lavori sempre più estenuanti e lunghi. Qualche ragazzo ubriaco più avanti che si era appena addormentato per la sbornia, e poi lei. Timothy era al sicuro a casa di Nelly, poteva quanto meno non preoccuparsi per lui. Le dita candide si andarono ad appoggiare con calma sul vetro, tocchi soffici, osservando il vetro. Un lungo respiro, per poi andare a guardare nello zaino. all'interno la sua "divisa"...la odiava. Guardò meglio all'interno, il cercapersone, con la quale nelly avrebbe potuto contattarla in caso di problemi. Fortunatamente neanche stavolta aveva suonato. Sorrise appena, rincuorata, prese lo stesso infilandolo nella tasca del giaccone. Guardò ancora, lo spray al pepe, questo era già qualcosa di meglio nel suo lavoro, considerando la quantità di soggetti che bazzicava attorno al suo palo mentre lavorava. Infine la bottiglietta d'acqua, prese la stessa, quindi aprì il tappo e bevve una sorsata. Mai vista una raccoon city così buia. Le luci delle macchine si alternavano, autovolanti della polizia, ambulanze...c'era un bel daffare in giro, ma d'altra parte poteva essere normale routine di raccoon city.  Sospirò, andando nuovamente a poggiare la fronte sul vetro, quindi si volse, osservando fuori.
C'era qualcosa, nel buio, che pareva agitarsi. La ragazza aggrottò lo sguardo, guardando meglio. Si trovavano in una zona non centrale della città, collegata tramite la main street alla stessa. Ombre sembravano muoversi, ma forse era la stanchezza che la stava tradendo. Lentamente si alzò, con calma, portando la sacca alle spalle, e con adagio si diresse verso il posto dell'autista. Si fermò, appoggiandosi al vetro di protezione, quindi guardò la strada. "mi scusi, manca ancora molto?" mormorò appena, osservando la strada. Oltre i fari vi era il nulla, il nero della strada. Forse aveva fatto bene a scegliere di non prendere la macchina per andare fuori dalla città, ma intercambiare con i mezzi. Almeno qui poteva sentirsi più sicura. Più gente, sempre meglio che stare da sola in macchina al ritorno. Una volta allo scalo, avrebbe ripreso la macchina e sarebbe tornata a casa. Un piano valevole se non altro. L'autista sorrise appena, mani sul volante, scrollò le spalle. "ancora un poco, signorina, e saremo arrivati. Certo non è una bella serata, posso capirla. Invidio quelli che ora stanno dormendo in casa" mormorò appena, sorridendo. La donna annuì stancamente, quindi andò a sedersi sui primi posti. Aveva trovato qualcuno con cui chiacchierare, se non altro.
"è da tanto che fa questo lavoro?" mormorò appena, appoggiando i gomiti sulle ginocchia e giochierellando con le dita, lo sguardo sempre fisso su di lui. L'uomo scosse il capo in senso di assenso.
"circa 18 anni. Sempre la stessa strada, a turni diversi. Guardare sempre lo stesso mondo, di notte e di giorno, a volte fa strani effetti. Fa sembrare il tutto nuovo e allo stesso tempo vecchio. A volte penso che avrei fatto meglio a cambiare ma sa com'è..." mormorò appena, sorridendo
"già.." mormorò infine la donna, soddisfatta da quella minima  chiacchierata, quanto meno per sbollentare la tensione del momento, andò ad appoggiarsi nuovamente al finestrino. Figure...figure nell'ombra...
Un attimo dopo era a terra.
Ci mise diversi istanti per capire. Si tastò la fronte, era bagnata, umida, la testa le girava. Si guardò la mano, era rossa di sangue. No, non era una grande ferita, una scheggia di vetro l'aveva tagliata alla fronte, in quell'esplosione. Un esplosione che però era provenuta dall'esterno verso l'isterno. I vetri..si i vetri erano esplosi. E quel rumore, quel rumore assordante...guardò a terra, fra i cocci. Piume nere. Aggrottò lo sguardo, mentre l'udito le tornava. Rumori di gracchi, come se...come se...alzò lo sguardo. Era come un fiume, nel soffitto, di uccelli che si scuotevano come impazziti, quasi oscurando le luci. Rimase a bocca aperta, terrorizzata, si volse, cercando di avvicinarsi all'autista. Si ritrovò a tu per tu con un corpo a terra, di un ragazzo, totalmente beccato dai corvi. "oh mio.." sibilò appena, una mano alla bocca, cercando di trattenere il disgusto per quel corpo così dilaniato. Avanzò, tremante, raggiunse il vetro, beccato in più punti e frantumato come vi avessero sparato diversi proiettili. Faceva freddo, un dannato freddo. Il vetro anteriore era stato distrutto. Si alzò, con calma, quindi si afacciò al posto guidatore. "autista, autista si f.."
Le parole si smorzarono in gola. L'autista era riverso su di un lato, il volto scarnificato con furia da un onda di piume nere che non avevano lasciato scampo. Un urlo muto le scappò, diverse lacrme le solcarono il volto, prima che qualcosa la scuotesse. La strada! doveva prendere il controllo della strada! il pullman oramai era una freccia scagliata a gran velocità su di essa. Cercò con calma di spostare il corpo, era disgustoso, e allo stesso tempo raccapricciante, cercò con calma di portare le mani al volante, quindi guardò la strada stessa. Una curva, una dannata curva. Gli occhi si socchiusero, il cuore parve fermarle. C'era solo una cosa da fare. non era pratica di autobus, ma sapeva quanto meno muovere il volante. Sterzò, improvvisamente, il pullman si volse su di un lato e iniziò a stridere, diversi corvi volarono contro le pareti, sfracellandosi, le ruote grattarono l'asfalto. Un attimo dopo, il pullman era riverso di lato, e stava stridendo lungo la strada. Sara volò via, andò a cozzare contro il tetto dell'autobus. Dopodichè, fu il buio

Il volto burbero di Desmond sembrò essersi maggiormente corrugato non appena la camionetta giunse sul luogo dell'incidente. Beatrix rimase immobile, di fronte al curvone. Il pullman di linea era immobile, di fronte al burrone, il gardrail sfondato e il volto ad affacciarsi al vuoto. La curva era sovrastata da una g rande collina ombrosa, resa più minacciosa dalla foresta che si dipanava verso l'alto. In un certo senso, la ragazza si sentiva osservata. Deglutì appena, quindi si volse, dirigendosi alla camionetta stessa, un cenno mentre gli altri si muovevano già per posizionarsi. "desmond, dobbiamo agganciare il paraurti posteriore e trainare, c'è il rischio che il pullman finisca di sotto" mormorò appena. L'uomo annuì appena, lentamente, quindi sospirò, afferrando l'accetta. "C'è bisogno di qualcuno che entri. Lo farò io" mormorò appena, i baffi si scossero appena, mentre fece un passo avanti. La donna lo scrutò, quindi annuì appena, si avvicinò quindi un rapido bacio sulla guancia. "fai attenzione, testone" mormorò appena, sorridente, prima di afferrare il paranco e l'accetta. Corse, rapidamente, indosso la casacca nera e gialla del corpo, lasciò sfilare il cavo di traino, quindi lo portò lentamente al paraurti. Clint e Dylan, gli altri colleghi, erano già pronti. "Ci siamo. Apriamo la strada, tu aggancia Beatrix" mormorò Clint, una volta infilata la protezione per il volto. Accese la fiamma ossidrica, mentre la ragazza fissava il paraurti, quindi aprì un foro, con calma, estraendo lentamente il pezzo di lamiera e i sedili. "perfetto. Può entrare capo" mormorò appena, indietreggiando. Il capo avanzò, accetta alla mano, quindi entrò nel luogo. All'interno vi era molta confusione. Penne nere e sangue erano ovunque. Diversi cadaveri di corvi erano presenti un pò ovunque. Beatrix constatò la cosa con ribrezzo, passandosi una mano in volto. "tutto a posto capo?" mormorò appena, guardando le spalle di Desmond. L'uomo nel suo burbero carattere annuì appena con il capo. Avanzò ancora un poco, guardandosi attorno, quindi scosse lo stesso.Un corpo di uomo era riverso a terra, totalmente divelto da qualcosa di simile a colpi di punteruolo. La donna ansimò appena, scuotendo il capo, quindi sospirò. Perchè dan all'autovettura ci sta mettendo così tanto a trainare? Il cavo si tese, inizò lentamente a tirarsi. Poi all'improvviso vi fu un urlo, un gemito, un ruggito. Gli occhi di beatrix si allargarono, la ragazza si volse. La strada era illuminata solo dai fari del pullman. Clint era pallido in volto, stava cercando di capire cosa fosse accaduto. "bea cosa..." gemette appena, guardandosi attorno. La ragazza preoccupata si volse verso desmond, l'uomo voltatosi appena, fece cenno di attenderlo, quindi avanzò nuovamente, di corsa, in direzione del posto autista.
La ragazza ansimò appena, quindi iniziò a muoversi in direzione del camion dei pompieri. Clint avanzò, al suo fianco, la torcia fra le mani ora accesa, cercando di farle luce. "v...vedi qualcosa?" mormorò appena,  illuminando la zona.  La ragazza notò un corpo, a terra. Dylan? corse in sua direzione, quindi bloccò un urlo in gola. Il corpo era a terra, la gola recisa da un morso.
"beatrix, dan è..." gemette appena Clint, osservando dal finestrino anteriore il corpo del vigile. Era riverso di lato, totalmente rosso di sangue. La ragazza deglutì, alzò lo sguardo, quindi prese fiato. "Clint togliti da lì potrebbe essere pericoloso!" urlò improvvisamente, appoggiandosi alla paratia della camionetta. Qualsiasi cosa avesse aggredito i due, doveva essere ancora lì. Il ragazzo annuì appena, quindi guardò il pullman. "Beatrix, guarda!" urlò, puntando il dito verso lo stesso. Il terreno a quanto pareva stava cedendo, e il pullman si stava muovendo verso il baratro.
"devo attivare il cavo beatrix!" urlò il vigile, saltando al posto di guida e spalancando lo sportello. Fu un lampo. Con un urlo, il ragazzo caracollò a terra. La ragazza sentì un gorgoglio, poi un ruggito. Ansimò, si volse, dirigendosi nel luogo. Il corpo di clint era a terra. Qualcosa si trovava sopra di lui. Dalle fattezze sembrava...un cane. La ragazza impallidì, stringendo forte a sè l'accetta.
Desmond lentamentesi portò al posto di guida. Nessun sopravvissuto a quanto pareva. Poi all'improvviso, un movimento. Una ragazza si trovava vicino al cadavere dell'autista, in mano un cercapersone.
"s...siete venuti alla fine.." gemette appena, allo stremo delle forze. L'uomo sospirò, annuendo. "ti porto fuori" pronunciò appena, afferrandola e tenendola fra le braccia. Si volse, quindi aggrottò lo sguardo. Si stavano muovendo. I corpi si stavano muovendo. Con estrema lentezza si alzarono, gemendo, si portarono in piedi. L'uomo impallidì, quindi guardò fuori dal finestrino.
Beatrix era immobile, terrorizzata. I rossi occhi del mastino di fronte a lei si ergevano come quelli di un cacciatore. Ringhiò, iniziando ad avvicinarsi a lei, quindi nuovi passi si percepirono alle sue spalle. Ve ne erano altri due. Qualsiasi cosa fossero, la stavano accerchiando. Desmond! doveva....non sapeva cosa doveva fare, la mente ora le si era annebbiata. I cani ringhiarono, lei si guardò attorno. Chi avrebbe attaccato per primo? Attimi di tensione, poi, improvvisamente, il cane che aveva sbranato Clint saltò. La ragazza con uno scatto avanzò l'accetta, quindi il legno andò a colpire in pieno la bocca del cane. Con uno scatto di reni lo fece volare via, quindi scattò verso la postazione del guidatore. Chiuse in tempo lo sportello, prima che un secondo cane la colpisse, quindi attivò l'argano. Con un clang sonoro, il pullman iniziò ad essere trainato. La ragazza prese un lieve respiro, poi improvvisamente, qualcosa l'agguantò ad un braccio. Dan si era mosso. Ma non era Dan. Il suo volto pallido e gli occhi senza vita trasmettevano qualcosa di inumano. Con un urlo, la ragazza si scansò, sferrando un possente pestone sul volto del vigile, facendolo accasciare di lato. Un cane si aggrappò al finestrino, a quanto pare voleva entrare, la ragazza si lanciò verso l'altro sportello spalancandolo, quindi si lanciò a terra. Non appena il cane penetrò, si lanciò all'inseguimento. Urlando di paura, la ragazza si volse verso lo sportello e con un calcio lo richiuse, proprio  mentre la faccia dell'essere spuntava. Con un crack, la testa del cane giacette inerte sul terreno. Beatrix rimase a terra, ansimando, quindi si volse. Dei passi. Si alzò lentamente, stringendo con quante forze poteva l'accetta, quindi si fece coraggio. Dall'angolo spuntò il corpo di Dylan, in piedi.  "no....no è un incubo" gemette appena, indietreggiando, per andare a cozzare con il corpo di qualcuno.
"Oh, desmond, cosa.." mormorò appena, volgendosi, per trovarsi di fronte a Clint. La ragazza urlò, il vigile le se scagliò contro gorgogliando, quindi la ragazza fece scattare l'accetta. Con un track il corpo ricadde a terra, esanime. Desmond, doveva andare a prendere desmond, e se ne sarebbero andati da quell'incubo, si. Con il terrore nello sguardo si lanciò ansimante verso il pullman, sembrava ben trainato, in una lotta contro il terreno. Ansimò, affacciandosi. "Des.." sibilò, prima di urlare. Diverse mani la afferrarono, tirandola, lei si strattonò indietro, per sfilarsi la giacca. Anche lì dentro. Era forse scesa all'inferno? desmond, dove era desmond! Cercò di restare indietro, guardando nel  buco, si volse verso destra, l'ombra di Dylan era prossima, molto lentamente arrancava, in cerca di lei, forse...della sua carne? poi nuovamente quegli occhi rossi. I due cani si affacciarono, ai suoi due lati. Ringhiarono, sembravano affamati. Lei deglutì, quindi strinse nuovamente l'accetta alle sue mani. "maledetti..." sibilò appena. Il primo cane si lanciò all'assalto, la ragazza lo schivò. Il secondo seguì il suo simile, con un ringhiò balzò. Il gesto di reni della ragazza fu quasi istintivo, con un urlo si fece superare dall'animale e fece calare l'accetta sul suo corpo. Inerte oramai a terra, il cane si lasciò spirare, lasciando l'ultimo oramai solo. Questo, guaendo, semplicemente si allontanò, evidentemente oramai isolato dal branco, questo pensò lei. Animali infettati, non poteva essere stato altro.
"BEATRIX!" urlò Desmond. Il cavo d'acciaio pareva tesissimo. Tutti gli zombie si erano oramai riversati praticamente nella zona autista, anche quelli che avevano tentato di afferrarla. Il peso stava facendo cadere giù il mezzo. L'uomo si fece strada, evidentemente ferito da diversi morsi, sotto braccio teneva una ragazza dai capelli rossi. Gli zombie lo ghermirono, afferrarono, l'uomo con tutte le sue forze si lanciò in avanti.
"Desmond, ce la puoi fare dai!" urlò la donna, volgendosi. Dylan le era prossimo. Con un ringhio di rabbia e frustrazione la ragazza sferrò un altra possente accettata, mozzando il capo del compagno e facendolo crollare a terra. "desmond!" urlò nuovamente. Quindi osservò il cavo. con un track sonoro l'argano della camionetta si distaccò per metà dalla paratia del mezzo. La botta andò a colpire l'intero pullman, che volò indietro. Con un impeto istintivo l'uomo si scagliò verso un sedile, afferrandolo. Diversi zombie volarono oltre il finestrino, svanendo nel buio del baratro. Il vigile deglutì,restando appeso, mancava così poco...osservò Beatrix. La donna si era lanciata verso il pullman, restando sul piglio del baratro, di fronte al pullman, oramai prossimo a cadere. "Desmond dammi la mano!" urlò lei, porgendola.
L'uomo sembrò valutare la situazione, quindi scosse il capo. "Non ce la faresti. Peso troppo beatrix. Prendi la ragazza" mormorò appena, porgendo con un grosso sforzo la donna. Beatrix in lacrime afferrò la stessa, tirandola a sè e appoggiandola con fatica a terra, vicino a lei. Si scorse nuovamente, guardò il vigile. "non ti lascio" gemette appena, porgendo la mano. "non puoi lasciarti andare Desmond!" urlò lei, in un ultimo sprazzo di foga. L'uomo scrollò il capo. "mi dispiace bea..credo di aver  capito cosa mi aspetterebbe se sopravvivessi. Lascia stare" sorrise appena, amaramente, guardando verso il basso. Vi fu un rumore sonoro, metallico. L'uomo sospirò, sorridendo. "Addio bea" mormorò. L'argano si distacco totalmente, vi fu un rumore improvviso, e la figura di desmond divenne sempre più piccola, assieme al pullman. Sempre più piccola e sempre più scura. Beatrix rimase immobile, con il braccio teso. Ansimò, per diverso tempo, le lacrime che le solcavano il volto.
"DESMOND!!!!!" fu l'urlo, che si protrasse, nel dolore più acuto
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« Risposta #3 inserita:: Dicembre 15, 2007, 12:21:44 pm »

Raccoon City Hospital

ore 3:00

Provato, Josh si asciugò il volto. Era stanco, molto stanco. Non si sarebbe mai aspettato, al primo giorno, uno straordinario. Eppure gli era dovuto, considerando il caos che si era creato nell'ospedale. Diversi codici bianchi erano stati costretti a rispettare una fila lunghissima, a seguito dei codici rossi ricevuti. Senza contare il rischio dell'infezione che era stato contenuto alla bene e meglio nel reparto C. Prendendo un grosso respiro, si affacciò alla hall. C'era molta gente che attendeva, aveva l'imbarazzo della scelta. Ma l'occhio cadde immediatamente su Rachel. La ragazza si teneva ancora il polso, scuotendo il capo evidentemente spazientita. Si avvicinò, quindi un cenno. "ciao..ti ho notato qui da oggi pomeriggio....mi dispiace se hai atteso così tanto ma veramente, siamo nella peggiore delle situazioni...." mormorò appena. La ragazza, con al fianco Jonathan, rispose appena con uno scrollare di spalle. "ho notato...." asserì solamente, in modo molto fugace e, si vedeva, stanco. Il ragazzo scosse il capo, quindi le guardò la fronte. "hm....le hanno messo una fasciatura provvisoria....forse però è il caso di controllare bene....andiamo, cerchiamo un posto tranquillo..." mormorò appena, alzandosi. La ragazza lo seguì, quindi volse un cenno nei confronti del collega. "non preoccuparti jonathan, arrivo subito" mormorò appena, seguendo quindi l'infermiere. Visitarono diverse stanze, tutte erano occupate. Il ragazzo sospirò appena, scrollando il capo, quindi si diresse verso l'ascensore. Era il caso di salire, ma probabilmente sarebbe stato pieno anche lì, tutti lavoravano più che potevano ovunque. Entrarono nel cubitacolo, quindi lo sguardo del ragazzo rimase ad indugiare sui piani. La ragazza seguì il dito del ragazzo immobile sulla tastiera, quindi aggrottò lo sguardo. "c'è qualche problema?" mormorò appena, il ragazzo scrollò le spalle.
"è che credo che l'ospedale sia tutto completo al momento e non so bene dove..." la frase si smorzò. C'era il reparto sotterraneo. Non c'era mai andato durante la giornata anche perchè vi erano poche stanze non adibite ai pazienti. Però era una zona comunque adibita al personale medico e pertanto avrebbe potuto nettamente procurarsi qualcosa. Sospirò, cliccando il pulsante, quindi si appoggiò alla parete.
"ecco fatto, scendiamo" mormorò sorridendo e guardandola. "comunque non mi sono p resentato, il mio nome è Josh, molto piacere" mormorò appena, guardandola. La ragazza sorrise,annuendo, quindi rispose. "Rachel, il piacere è mio, mi hai salvato dalla noia probabilmente" mormorò appena, mentre le porte si aprivano. I due si ritrovarono in un corridoio. La particolarità di questo era che non era bianco come tutti gli altri, ma decisamente di un aspetto più metallico, come se le mura fossero state create per contenere più che un semplice danno. Quasi come volessero proteggere da...esplosioni? si incamminarono, la ragazza aggrottò nuovamente lo sguardo, volgendo il capo da una parte all'altra. "...non mi sembra un'ala ospedaliera...sei sicuro che non siamo in un area ristretta?" mormorò appena, guardandosi attorno. Il ragazzo si morse appena il labbro, per poi scrollare le spalle. "non ne sono sicuro" mormorò appena. "..proviamo e vediamo.." sentenziò infine, superando un cartello co nsu scritto Umbrella Biological Inc.
I due superarono ancora, diverse stanze, provarono a guardare all'interno ma quello che videro erano solamente dei comuni archivi di dna. Infine, raggiunsero una stanza. Vi era scritto sul cartello "Raccolta campioni". Rachel deglutì appena, volgendo il capo, si morse il labbro. "non mi piace molto..." sentenziò appena, mentre il ragazzo portava la mano alla porta. "non resta che questo...tanto vale provare..." mormorò appena, aprendo la stessa e entrando all'interno. Superarono diversi scaffali, vi erano diversi medicinali molte confezioni. Sorrise appena. "ottimo, abbiamo l'occorrente, e scommetto che dietro questa porta troveremo qualche lettino" proferì appena, soddisfatto, prendendo un medikit e delle garze. Si diresse verso la stessa, la aprì...e si bloccò. restò paralizzato.
"josh? josh che succede?" mormorò appena lei, mentre il ragazzo entrava lentamente, tremante. La ragazza lo seguì, quindi impallidì. Si trovavano in una stanza che di ospedaliero aveva poco o niente. Vi erano diversi cilindri di incubazione, all'interno dei quali vi erano delle strane creature sembranti rane. Ma non erano l'unica cosa. Diversi scaffali raccoglievano al loro interno parecchi campioni di sostanze a lui sconosciuti, e un frigo congelatore di sostanze segnalava la presenza di materiale biohazard. Smorzò un gemito di paura in gola, mentre con silenzio si spostava nel luogo, si volse appena verso la ragazza, quindi le fece segno di restare in silenzio. "andiamo...via...di qua.." sussurrò appena lui. In quel momento qualcosa li raggiunse alle spalle, afferrandoli
"silenzio, fate silenzio e venite con me" la voce sussurrò alle loro spalle, mentre i due venivano trascinati con forza e rapidità verso una porta. Questa fu spalancata e i tre si ritrovarono all'interno. Rachel volle urlare, ma la mano della figura prontamente le bloccò in gola il sussulto. "shh...fate silenzio" sussurrò la voce, ora riconoscibile. Era la dottoressa Swan. Si affacciò al vetro centrale della porta, iniziando a scrutare nel laboratorio. Entrarono diverse figure. Una donna dai capelli lunghi e rossi, e lo sguardo glaciale, un uomo dai capelli neri e infine un uomo vestito di una mimetica al di sotto di un cappotto. Capelli biondi, sguardo serio, fecero in tempo solamente a vedere il suo volto, prima che questi afferrasse qualcosa dalla giacca per indossarla. Una maschera antigas. Erithien si sporse appena, osservando la scena, quindi sospirò appena, mordendosi il labbro.
"...quello che Birkin ha fatto è inaccettabile" sembrò continuare nel suo commento l'uomo, andando a poggiare su un bancone un dossier, scuotendo il capo.
"mi dispiace Leroy, ma sappiamo perfettamente di non poterci fidare molto di quei due.." mormorò la donna, a braccia conserte. L'uomo con indosso l'impermeabile semplicemente parve restare assorto in silenzio nella contemplazione del dialogo dei due. L'uomo si volse, rapidamente.
"Monroe....conoscevo Albert e William, non avrei mai creduto che..." mormorò appena, a stento. L'intesa di sguardo della donna lo fece quasi quietare, coem una belva ferita.
"...che potessero svendere ciò che l'umbrella aveva progettato fino ad ora, senza alcuna remora? lo si poteva leggere nel loro sguardo Leroy" mormorò, scuotendo il capo e dirigendosi verso il criocongelatore. Si appoggiò appena, guardando il dottore, per poi sospirare.
"sfortunatamente non c'è che una cosa da fare nei riguardi dei due. Eliminarli. Sai bene quanto possa essere rischioso per noi, per l'azienda, tutto questo. Abbiamo bisogno di quei campioni, e potrei giurare che loro faranno altrettanto con la nostra creatura.." mormorò appena, guardandolo. L'uomo aggrottò un sopracciglio, massaggiandosi il volto, quindi sospirò. "intendi chimera vero?" proferì appena, facendo cadere il silenzio. La donna annuì, appena, quindi si volse, guardando il criocongelatore. Guardò all'interno, attraverso il vetro contenitore. All'interno di una sostanza contenitrice vi era una specie di protocellula, resa immobile dalla bassa temperatura. La donna sorrise, appena, toccando il vetro. "Chimera è troppo importante, e di certo non lascerò che nè Wesker nè Birkin la portino via" proferì seccamente, volgendosi. Osservò i due, che parvero tacitamente darle consenso. La donna annuì appena. "Hunk. Gli ordini sono questi. Prepara la tua squadra, e dirigiti ai laboratori Umbrella. Fate fuori Birkin se necessario, ma portate via i campioni di G-Virus. Per Wesker, penseremo dopo" mormorò appena, seriamente. L'uomo osservò la donna appena, quindi sospirò.
"sei quindi seriamente convinta che Wesker sia ancora vivo e capace di recarci danno?" sentenziò appena, attento. La donna annuì. "se credeva di fingere la sua morte per sfuggire all'Umbrella si sbagliava. E ne pagherà le conseguenze" mormorò appena, volgendosi in direzione della porta. Hunk rimase silente, come sempre, statuario.
"e per quanto guarda l'infezione? Sta aumentando sempre più, e sta raggiungendo la città" mormorò appena l'uomo, guardandola. La donna sorrise. "abbiamo preso contatti con chi di dovere. Le autorità non ci emtteranno molto a controllare il perimetro della città. PEr il resto, se l'infezione dovesse propagarsi, avremo quanto meno modo di provare se Chimera potrà competere con le loro rivali" mormorò appena, prima di volgersi e uscire dalla stanza.
I tre rimasero in silenzio finchè tutti non se ne furono andati. Erithien fu la prima a parlare, evidentemente pallida in volto. "figli di..." sussurrò appena, guardando poi josh e rachel.
"Cosa....cosa significava tutto quello?!" pronunciò improvvisamente il ragazzo, evidentemente scioccato. Rachel lo seguì a sua volta. "cosa intendevano per infezione della città?" pronunciò, stringendo l'abbraccio delle braccia conserte. Il chirurgo scosse solamente il capo in segno di risposta. "...non so....ma penso che presto ne avremo una risposta. Improvvisamente qualcosa iniziò a suonare, come una sirena d'allarme. "SETTORE C: ATTENZIONE. ALLARME EVACUAZIONE, RIPETO. SETTORE C: ALLARME EVACUAZIONE".
I tre si guardarono, la dottoressa Swan afferrò il cercapersone, iniziò a trillare all'impazzata. Oh mio dio, pensò. Era dove stavano tenendo il paziente. Josh deglutì appena, guardando lo stesso. "è grave dottoressa?" mormorò appena, confuso più che mai dalla situazione. Erithien annuì, lentamente. "più di quanto tu possa immaginare"

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