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Autore Discussione: Racconto ispirato alla saga - Anima di cristallo  (Letto 3027 volte)
Killer91
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Ke sbocco!


« inserita:: Gennaio 26, 2011, 10:19:57 am »

In questo topic voglio mettere un mio racconto ispirato a Silent Hill che ho scritto diverso tempo fa.

Spero che vi piaccia Grin

Anima di cristallo

1

Si svegliò all'improvviso. Aveva ancora le cuffie alle orecchie. La musica gli faceva vibrare i timpani come quando le casse vibrano per il volume troppo alto. Ma il volume era normale, accettabile. Stava ascoltando musica metal quindi il volume doveva essere abbastanza alto da sentire almeno i bassi.
Spense il suo lettore mp3 e si tolse le cuffie. Si tirò su a sedere, era sul suo letto.
Dalla finestra chiusa con le persiane filtrava un po' di luce, ma si accorse che quella non era camera sua.
Era a casa di qualcun'altro? Qualcuno gli aveva fatto uno scherzo? Non sapeva, non si ricordava bene.
Tutto ciò che ricordava era che rientrando a casa aveva visto che i suoi genitori non c'erano; avevano lasciato un biglietto sul tavolo della cucina con scritto:" Siamo andati a trovare gli zii a Brahms, rientreremo stasera".
Quando era rientrato era pomeriggio presto, faceva caldo, così decise di farsi una doccia e di stendersi un po' per rilassarsi ma si era addormentato, e ora non si trovava più a casa sua.
Com'era possibile? Continuava a chiedersi Bryan.
Era un ragazzo di appena diciotto anni, magro, con gli occhiali e la tipica faccia da brava persona.
Decise di alzarsi. Riaccese l'mp3 per farsi luce nella stanza: c'erano tante piante che adornavano la camera, alcune erano fiorite altre no ma il ragazzo rimase allibito da quanto erano belle. Le piante gli piacevano, gli piaceva stare in mezzo alla natura, dove poteva stare tranquillo e lasciarsi tutte le preoccupazioni alle spalle.
Ma ora non poteva smettere di chiedersi come mai si trovava in un'altra stanza con tutte queste piante.
Poi guardando bene si accorse: quella era la sua stanza!!
Dietro le piante intravide i suoi poster, e poi il suo armadio.
Cosa stava succedendo?
All'improvviso sentì un rumore. Passi. Si stavano avvicinando a camera sua.
Decise di nascondersi nell'armadio, spense l'mp3 in modo da non farsi trovare.
Gli era venuto istintivo, anche se si chiedeva perchè mai si dovesse nascondere a casa sua.
I passi si fecero più vicini e più pesanti, sembravano quasi strascicati, finchè non si fermarono.
Capì che si erano fermati davanti a camera sua, infatti sentì il pomello girare e fare il caratteristico "clack".
La luce che filtrava dalla fnestra non gli permetteva di vedere bene, notò solo una figura scura entrare in camera sua.
Sembrava un uomo di grossa stazza ma non riusciva a capire; respirava come un'animale, con un'affanno di chi ha appena finito la maratona di paese.
Dopo quella che gli sembrò un'eternità la figura uscì e richiuse la porta.
Bryan si sentiva spaventato e a disagio, solo in casa sua che doveva essere deserta a parte lui e quella figura che aveva appena visto.
Cercando di non fare rumore aprì l'armadio e uscì. Era tutto sudato e tremava come non aveva mai fatto.
Non era un tipo che si spaventava facilmente, i film dell'orrore li aveva sempre guardati fin da quando era piccolo, ma questa volta c'era qualcosa che non andava, come un'incubo, ma era così reale che faticava a capire se fosse un sogno o se fosse la realtà.
In quel momento si ricordò che nell'armadio teneva sempre una torcia per le emergenze, la raccolse e controllò le pile. Fortunatamente non erano ossidate infatti la torcia si accese al primo colpo. Finalmente vide bene la sua stanza: le piante erano dappertutto e sembravano respirare. "Mai visto nulla del genere" pensò il ragazzo, ammirando e temendo allo stesso tempo quelle foglie e quei rami verdi che si arrampicavano sui muri di camera sua.
Pensò bene di fare meno rumore possibile e di non farsi vedere: molto probabilmente la figura di prima era ancora in casa, infatti non aveva sentito il rumore della porta d'ingresso.
Girò lentamente il pomello e scostò leggermente la porta, quel tanto che bastava a dare una sbirciatina fuori, però tenendo una mano sulla torcia, in modo da non farsi vedere.
Fuori era buio come dentro camera sua, quindi lasciò che il fascio di luce lacerasse le tenebre.
Anche la casa era ricoperta di piante: stava succedendo qualcosa di strano e la sua curiosità lo spingeva ad uscire.
Riflettendoci su però decise di chiudere la porta e di provare ad aprire la finestra, dato che c'era luce.
Si avvicnò alla finestra e la aprì. Davanti a lui c'era solo un muro e un piccolo riflettore che simulava la luce del sole.
"Mi sa che sono nei guai" si disse Bryan.


2

Non poteva ancora credere di essere intrappolato in una casa uguale alla sua.
Solo in apparenza però, perchè per il resto era completamente diversa.
Le piante sebravano pulsare e respirare, come se la casa stesse respirando.
Decise di provare ad uscire: girò lentamente il pomello e aprì la porta quel tanto che bastava a vedere fuori senza esporsi, controllando con la torcia il corridoio.
Non c'era nessuno, gli sembrò sicuro, quindi uscì.
L'umidità doveva essere alle stelle, ogni repiro era pesante e la paura che sbucasse qualcosa lo attanagliava.
La casa dove abitava era composta da due piani: il primo, dove si trovava lui adesso comprendeva solo le due camere da letto ( cameretta e camera ) e un bagno,
mentre al piano terra c'erano la sala, la cucina e un'altro bagno.
Ogni passo era lento e ben calibrato: una volta aveva letto su internet che per non fare rumore bisogne camminare tenendo il peso del proprio corpo sulla gamba che deve rimanere indietro e posare l'altra gamba, dopodichè spostare il peso su di essa, e così via.
In questa maniera doveva andare lento ma era sicuro che nessuno l'avrebbe sentito.
Camminava sul tappeto, in modo che i piedi nudi facessero ancora meno rumore.
Per uscire doveva prendere le scarpe, che erano all'ingresso.
Arrivato alla scala iniziò a scendere, sempre lentamente, cercando di vedere se la figura vista prima lo stesse aspettando alla fine delle scale.
Per sua fortuna quel tizio sembrava essere sparito, mise i piedi giù dall'ultimo gradino e gli sembrò che fosse passata un'eternità da quando era uscito dalla stanza.
Le sue scarpe non c'erano, ma invece c'erano un paio di stivali di pelle nera.
Non ebbe altra scelta che mettersi quelli.
Una volta infilati si guardò bene intorno: le finestre erano come quella di camera sua, chiuse con le persiane e molto probabilmente murate.
Provò ad aprire la porta d'ingresso, ma la maniglia non girava, sembrava come bloccata.
Sentì un rumore alle sue spalle.
Si voltò di scatto, ma non vide niente. Poi si accorse: le piante si muovevano intorno a lui.
"Sembra che mi voglia prendere" pensò iniziando a spostarsi lentamente.
I rami delle piante avanzavano lentamente verso di lui che spostandosi si trovò con le spalle al muro.
In quel momento vide la figura nera spostarsi in controluce.
La luce artificiale che veniva dalle finestre non illuminava bene ma Bryan riuscì a distinguere la sagoma di un uomo.
"Un'uomo grosso come una casa" pensò il ragazzo che decise di inizare a correre.
Fino a quel momento sembrava che nulla sapesse della sua presenza, ma appena iniziò a correre l'uomo fece un balzo e gli si parò davanti.
In quel momento lo guardò bene e si accorse che non era un uomo.
Era sicuramente grosso come un lottatore ma non era un uomo: infatti non aveva volto.
E oltre ad essere grande Bryan dovette riconoscere che era veloce: con un balzo gli si era parato davanti.
Qualunque cosa fosse era antropomorfo, aveva anche delle mani, che strinse subito al collo del ragazzo.
Era incredibilmente forte e Bryan non riusciva a liberarsi dala stretta, mentre lentamente le piante lo stavano avvolgendo dai piedi.
Non riuscva a respirare e si sentiva intrappolato.
Lottò con tutte le sue forze finchè non perse i sensi...


3

Si risvegliò in camera sua. Prese una boccata d'aria come se avesse fatto i cento metri stile libero senza prendere mai fiato.
Come era possibile? Era stato tutto un'incubo? No, non poteva essere un semplice incubo, uno di quelli che ti dimentichi dopo poco tempo, sembrava troppo reale.
O forse lo era. Tutte questa domande tormentavano la testa di Bryan come non mai.
Si alzò e uscì dalla sua stanza.
I suoi genitori erano rientrati:<Tesoro tutto a posto?> gli chiese sua madre.
<Certo> mentì il ragazzo <Mamma per caso siete stati a Brahms mentre eravate fuori?>
<Certo, ti avevamo anche lasciato un biglietto non l'hai trovato?>
Quella frase fu come una mattonata in testa: era stato tutto vero allora!
Dopo aver parlato con i suoi genitori se ne ritornò in camera a pensare.
Decise che avrebbe fatto qualche ricerca su quel paese in biblioteca, ma ormai era tardi ed era chiusa.
Avrebbe aspettato il giorno dopo.
Il mattino seguente uscì presto di casa e andò appunto in biblioteca.
Fece delle ricerche e scoprì che Brahms non era una cittadina curiosa, bensì il paese vicno, sul lago Toluca chiamato Silent Hill.
Scoprì che diverse persone erano scomparse in quel paese e non furono mai ritrovate, nemmeno i corpi furono mai ritrovati.
Se c'era una cosa che gli piaceva fare era investigare, era sempre stato appassionato di romanzi gialli o polizieschi, e il suo fiuto gli diceva che doveva scoprirne di più.
Cosa era successo il giorno prima?Allucinazioni forse? No, sapeva che era stato tutto vero.
In effetti da quando il suo vicino di casa, e migliore amico, era morto non si era più sentito lo stesso.
Morto per uno stupido incidente d'auto.
Bryan lo ricordava ancora bene: quella sera erano andati in un locale per una serata in compagnia e il suo amico Edgar aveva bevuto un po' troppo.
Fortunatamente lui non beveva, non gli piacevano gli alcoolici.
Quando uscirono stavano giocando sul ciglio della strada, ma all'improvviso arrivò una macchina che prese in pieno Edgar.
Non riusciva a non pensarci. I ricordi lo tormentavano di continuo.
Era avvenuto cinque mesi prima ma era come se fosse stato il giorno prima.
Scacciando questi ricordi uscì dalla biblioteca e andò a casa a progettare la sua indagine.
Chiamò una sua amica e le chiese di andare con lui a Silent Hill.
Mary era una sua cara amica e come lui era curiosa, quindi sapeva che sarebbe venuta con lui.
Decisero che il giorno dopo sarebbero partiti, c'era un bus che portava a Brahms e poi dovevano prenderne un'altro per Silent Hill.
Non vedeva l'ora di partire, fremeva all'emozione di scoprire qualcosa di interessante.


4

Il mattino dopo si alzò di buon'ora e preparò lo zaino per la "gita" a Silent Hill.
Dentro ci mise la sua torcia con delle pile di scorta, qualche merendina e una bottiglia di acqua.
Si ricordò di metterci anche un'impermeabile in caso di pioggia e un maglione in caso di freddo.
Era pronto e non vedeva l'ora di arrivare in quel paese.
Naturalmente non disse la verità ai suoi genitori: gli disse semplicemente che stava andando a fare un giro nei boschi lì vicino con Mary, cosa che faceva abbastanza spesso.
Uscì di casa e si diresse in stazione, dove trovò Mary ad aspettarlo.
Mary era una ragazza snella, faceva atletica, non molto alta con gli occhi marroni e i capelli castani.
Era la sua migliore amica, lo aveva aiutato in quel periodo dopo la morte di Edgar a tirarsi su.
<Ciao Bryan!!> gli corse incontro e lo abbracciò, come faceva sempre.
<Ciao> rispose lui, ricambiando l'abbraccio.
<Allora? Mi spieghi come mai andiamo a Silent Hill? Non mi sembra niente di che...>
<Vedi l'altro giorno ho fatto un sogno... perlomeno, credo che lo fosse, comunque c'entra qualcosa quel posto e voglio andare a dare un'occhiata, tutto lì.>
<Capito. Oh guarda è arrivato il bus!> disse Mary prendendolo per un braccio.
Salirono sul bus: c'erano poche persone, la maggior parte di loro erano uomini o donne che andavano a lavoro dato che il bus fermava anche nei paesi di passaggio prima della loro meta.
Si misero comodi a circa metà del mezzo e iniziarono a chiacchierare.
<Il mio fiuto di detective mi dice che quella cittadina sarà piuttosto interessante Mary, vedi quel sogno... mi sa che non era un sogno, cioè... credo che fosse vero> disse Bryan.
<Ma non mi hai ancora detto che cosa succede in questo sogno, dai racconta>.
Così Bryan le raccontò del sogno.
La ragazza ascoltò attentamente, anche se le sembrava tutto piuttosto assurdo.
<Lo so che ti sembra una cavolata, ma ti giuro che non lo è, devi credermi>
<Io ti credo Bryan, ma magari era solo un sogno; comunque stai tranquillo che appena arriviamo lì verificheremo>.
Il viaggio procedeva tranquillo, Bryan aveva calcolato che facendo tutte le fermate negli altri paesi ci avrebbero messo circa un'ora e mezza.
Dopo un po' Mary tirò fuori il suo i-pod e si misero ad ascoltare musica per passare il tempo.
Naturalmente lei portò dei passatempi, così si misero a fare le parole crociate.
Mentre il viaggio procedeva il bus si svuotava pian piano.
D'altronde le persone andavano a lavorare, loro erano in vacanza invece e andavano verso una meta poco frequentata.
Dopo che il bus passò da Brahms il conducente disse:<Prossima fermata a Silent Hill>
<Finalmente!> dissero quasi in coro i due ragazzi.
Il bus ripartì.
Dopo un po' che erano su di una strada un po' fuori mano si accorsero che stava calando la nebbia.
<Ma che diavolo la nebbia! Gente allacciate le cinture bene che con la nebbia si rischia!>
disse il conducente.
<Non si preoccupi che ci siamo solo noi> rispose Bryan.
<OK ragazzi, però mi sa che vi lascerò alla prima stazione di servizio, perchè con questa nebbia non voglio andare più avanti>.
<Va bene non si preoccupi>.
Arrivarono ad una stazione di servizio a circa un chilometro e mezzo dal ponte che portava a Silent Hill.
<Ragazzi la corsa finisce qui, io adesso torno indietro> disse il conducente.
<Ah ma è l'ultima fermata questa?> chiese Mary.
<Sì, almeno per questa linea sì. State attenti ragazzi.>
<Senz'altro, arrivederci>.
Scesero dal bus e si ritrovarono davanti all'entrata della stazione di servizio.
L'aria si era raffreddata molto, così Bryan si mise il maglione che si era portato.
Anche Mary si mise un pullover che si era portata dietro.
<Brrrr... mi sa che siamo più in alto, ecco perchè fa freddo> disse il ragazzo.
<Mi sa di sì... dai entriamo> rispose Mary.
Entrarono nel locale: c'erano poche persone, molte delle quali leggevano un giornale o facevano colazione.
Videro uno scaffale con delle cartine su: Bryan esaminò le cartine e vide che in effetti erano saliti un po' di quota; inoltre il paese dava su di un lago, perciò il clima era umido.
<Ecco spiegata la nebbia> disse Bryan.
Presero un caffè, pagarono e uscirono.
<Dai che se andiamo di buon passo saremo lì in venti minuti> disse Bryan.
Si incamminarono sulla strada, tenendosi al margine sinistro, dato che la strada dava da un lato su una parete rocciosa mentre dall'altro scendeva ripida, oltre il guardrail, ma con la nebbia si vedevano solo gli alberi fare capolino, come se fossero piantai nel mare di nebbia.
L'aria, essendo umida, era piuttosto pesante, ma non ci fecero molto caso.
Dopo un po' di strada videro un cartello, un po' rovinato dalle intemperie.
Il cartello recitava:"Benvenuti a Silent Hill, ridente cittadina turistica sul lago Toluca".
<Wow, sembra una figata, magari c'è la fiera di paese, dai andiamo!> disse Mary tutta contenta.
<Mah... ne dubito> rispose il ragazzo.
<Sei il solito pessimista>.
I due ragazzi si addentrarono nella nebbia seguendo la strada...


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« Risposta #1 inserita:: Gennaio 26, 2011, 06:36:36 pm »

Wow Killer hai proprio talento nel scrivere racconti silenti   El Diablo
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« Risposta #2 inserita:: Gennaio 26, 2011, 07:21:33 pm »

naturalmente non è finito...giusto? giusto?!
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« Risposta #3 inserita:: Gennaio 26, 2011, 09:13:50 pm »

Wow ho fatto colpo! Grazie 1000 Non deluderò i miei fan naturalmente dato che non è assolutamente finito lì, questo racconto è giù completato da un po' di tempo nel mio archivio.

Ora posto gli altri capitoli

5

I ragazzi dovettero constatare che la nebbia non si diradava neanche in paese per loro sfortuna.
Sembrava che fossero fra le nuvole, solo che non erano affatto in paradiso... ma loro non lo sapevano...
Proseguirono per la strada fino ad arrivare ad un parcheggio, con dei servizi pubblici e una galleria che portava in paese.
La galleria era completamente sbarrata, con sorpresa dei ragazzi, che a quel punto non sapevano più come entrare in paese.
Si guardarono attorno... non notavano niente a parte la nebbia, le nuvolette di vapore che emettevano respirando che si mischiavano con la nebbia e gli alberi attorno alla strada.
Decisero di entrare nei servizi pubblici, per ripararsi dal freddo e cercare una soluzione, dato che a stare fermi in mezzo alla strada stavano iniziando a sentire freddo.
L'entrata era arruginita, infatti dovettero fare un po' di forza alla porta per aprirla.
Dentro era buio.
<Aspetta Mary, ho una torcia> disse Bryan, tenendo per un braccio la ragazza.
Frugò nello zaino e tirò fuori la sua affidabile Maglite.
La accese. E ciò che videro non era rassicurante.
Il bagno in sè era normale, ma c'era un cadavere in fondo alla stanza.
Rimasero un attimo a fissarlo, come a contemplarne la tranquillità di quel corpo senz'anima ormai.
<Cacchio!!> esclamò ad un tratto Mary, rompendo il silenzio<quello è andato!>.
<Me ne sono reso conto... adesso mi avvicino per vedere meglio come è morto, anche se mi sembra che gli abbiano fracassato la testa con un oggetto contundente> rispose Bryan.
Mary si mise dietro il ragazzo, tenendogli una mano sulla spalla perchè aveva paura... e anche Bryan non era da meno.
La vista del cadavere non lo inquietava in sè, piuttosto il fatto che fosse stato ammazzato lo impensieriva, dato che il killer poteva ancora essere nei paraggi.
Si avvicinò e si chinò sul corpo.
Era come aveva pensato: c'erano chiari segni di lotta, graffi vari e lividi.
Il sangue colava dalla testa rotta come se fosse una noce di cocco spaccata sulla pietra.
Gli frugò le tasche: nessun documento, solo le chiavi di una porta,
C'era una targhetta con su scritto "Neeley's bar".
Nella tasca interna della giacca trovò una cartina di Silent Hill.
C'era segnato in pennarello una grossa x sulla galleria per andare in paese; infatti era chiusa.
Ma c'era anche un percorso segnalato con una freccia che passava per un sentiero, costeggiando il lago e entrando in paese da una via secondaria.
<Mary dobbiamo andare di lì! Mi sembra un buon punto per entrare in città> disse il ragazzo.
<Cavolo Bryan ma non ti rendi conto?! E' morto un uomo, dobbiamo chiamare la polizia!>.
<Hai ragione, scusa... è che sono sicuro di trovare delle risposte alle domande che mi assillano in quella città...>.
Mary tirò fuori il cellulare e compose il 911.
Niente. Nessun segnale.
<cipolla! Non funziona!> esclamò frustrata la ragazza.
Riprovò ma non funzionava proprio, come se fosse rotto.
<Senti Bryan mi spiace ma dobbiamo tornare in dietro, è l'unico modo per avvisare la polizia, magari incontriamo qualcuno che ci può aiutare>.
Al giovane non piaceva l'idea, ma si dovette rendere conto che Mary aveva ragione.
<OK. Torniamo indietro> disse amareggiato.
Uscirono dal bagno e Bryan spense la torcia.
La nebbia e il freddo li avvolsero di nuovo, come coperte gelide.
"Ormai è andata" pensò Bryan "Scommetto che non avrò più occasione di venire qui per un bel po' ".
Ma si dovette ricredere in fretta.
La strada da cui erano arrivati era bloccata da un cumulo di rocce, apparentemente franate dalla parete rocciosa.
<Ma cosa diavolo succede?...>.


6

La strada era bloccata da un ammasso di detriti che ne impedivano l'utilizzo.
Non era possibile passare di lì.
Ancora i ragazzi non riuscivano a credere a quello che vedevano.
<cipolla... oh, cipolla... e adesso? Adesso che facciamo? Siamo bloccati!!> esclamò ad un tratto Mary, rompendo il silenzio.
<Prima di tutto calmiamoci... dobbiamo pensare...> rispose Bryan.
Tirò fuori la caritina di Silent Hill.
Una volta entrati in città sarebbe bastato seguire la strada che costeggiava il lago per arrivare ad un'altra strada che li avrebbe portati fuori.
<Guarda qui Mary> disse il ragazzo prendendola per un braccio e indicandole con un dito il percorso <è lunga, ma ce la possiamo fare... saranno 4 chilometri circa e dovremmo riuscire ad attraversare il paese abbastanza in fretta. OK?>.
<Sì... mi sembra fattibile... però ti ricordo che l'assasino potrebbe essere in giro... io... io...>
<Lo so che hai paura... anche io ne ho, ma non credo che abbiamo scelta. O andiamo attraverso il paese o restiamo bloccati qui finchè non muoriamo di freddo...>
<OK OK va bene, andiamo>.
Finita la discussione sul da farsi i ragazzi attraversarono il parcheggio e si inoltrarono nel sentiero circondato dagli alberi.
Camminavano a buon passo e apparentemente non c'era nessuno.
Ad un tratto iniziarono a sentire dei rumori di passi, come se avessero qualcuno dietro.
Si girarono entrambi di scatto; Mary si avvinghiò a Bryan.
<Chi va là??> urlò Bryan.
Nessuna risposta.
Nemmeno il rumore dei passi.
L'unica cosa che sentivano entrambi era il rumore del cuore che batteva in petto all'altro.
<Forse è solo la nostra immaginazione Mary... mi sa che ci stiamo facendo suggestionare un po'> disse Bryan.
<Forse hai ragione. Dai continuiamo> rispose lei.
Ripresero a camminare.
Dopo un po' riprese anche il rumore.
Fecero finta di non sentirlo e continuarono a camminare, accelerando l'andatura.
Il rumore sembrava sempre più vicino e loro continuavano a velocizzare il passo.
"Non è possibile" pensò il giovane "anche se fosse qualcuno non potrebbe averci già raggiunti da quando ci siamo fermati".
Bryan prese la mano a Mary e iniziò a correre.
Correvano e i passi dietro di loro correvano alla stessa maniera.
Arrivarono ad un bivio e Bryan facendo mente locale svoltò a destra.
Continuarono a correre con il rumore dei passi attaccato a loro, come se qualcuno si divertisse a correre allo stesso passo dei ragazzi.
Stavano iniziando a rallentare, avevano il fiatone e la ragazza stava andando in preda al panico.
Non che lui stesse meglio d'altronde.
Finalmente gli alberi iniziarono a diradarsi e si poterono vedere le prime case.
<Dai, ancora uno sforzo!> disse Bryan.
Nessuno dei due osava guardare dietro.
Videro un cancello.
Lo sfondarono in corsa e si fermarono in mezzo alla strada, voltandosi.
Non c'era nessuno.
<Oh mio Dio!! Oh mio Dio!! Come può non esserci nessuno Bryan?!>
<Non lo so... guarda un parcheggio con delle auto>.
Era dietro di loro.
Si avvicinarono ad una macchina, naturalmente chiusa.
<Stai indietro> disse Bryan scostando la ragazza.
Tirò un calcio al finestrino che si ruppe, infilò il braccio e aprì la macchina.
Entrarono e si rilassarono dopo un quarto d'ora d'inferno.
Non disse niente nessuno dei due, anche se le loro teste brulicavano di domande come un formicaio è pieno di insetti.
Le cose iniziavano a prendere una strana piega secondo Bryan e questo non gli piaceva.
Preferiva le cose calcolate, con delle cause e degli effetti spiegabili... ma adesso aveva vissuto in prima persona qualcosa che non aveva spiegazione.
Anche Mary si chiedeva come potesse accadere ciò che era appena accaduto.
La nebbia non si diradava.
<Credo che non sarà semplice uscire da questa città ancora sani di mente> disse Bryan <a meno che non ignoriamo queste cose strane... il punto è: come ignorarle? O forse dovremmo affrontarle?>
<Non ne ho idea Bryan... so solo che non mi piace per niente la situazione che si sta venendo a creare...>.


7

Erano seduti da un po', il freddo iniziava a farsi sentire intenso dato che erano fermi, però almeno si era asciugato il sudore.
<Dobbiamo andare Mary, non possiamo restare qui> disse Bryan interrompendo il frastuono immane che si staba facendo sempre più pesante nelle loro teste chiamato silenzio.
A volte è molto più rumoroso di una chitarra elettrica a tutto volume.
<Hai ragione... Dobbiamo andare>.
Uscirono dal veicolo: l'atmosfera non era cambiata, sempre cupa e il freddo li stringeva in una morsa agghiacciante.
Bryan tirò fuori la mappa, facendo mente locale di dove erano arrivati.
Secondo la linea che aveva tirato circa mezz'ora prima dovevano uscire dal parcheggio, svoltare a sinistra, proseguire diritto per circa cinquecento metri e poi svoltare ancora a sinistra.
Si sarebbero trovati sulla strada principale e da lì non rimaneva che seguirla per una camminata di circa 3 chilometri.
Si incamminarono a passo normale, senza accelerare troppo.
Dopo dieci minuti che camminavano il freddo iniziava a farsi sentire di meno.
Si sentirono rincuorati un po', sentivano il calore cercare di diffondere attraverso di loro verso l'esterno, una sensazione piacevole dopo la coperta gelida che li aveva avvolti da quando erano arrivati lì.
Anche se non si sentivano tranquilli: in ogni vetrina dei negozi gli sembrava di vedere ombre muoversi dentro, ombre dalle forme sinistre e strane, cose mai viste prima.
Mary prese per mano il ragazzo, che a sua volta la tenne saldamente.
"Non ti preoccupare Mary, non ti lascerò andare per nessun motivo" pensò Bryan.
La ragazza non poteva leggere i pensieri di Bryan ma si sentiva rincuorata ad avere una figura maschile al suo fianco.
La città, a parte le ombre dentro alle vetrine, era costruita bene, pensarono i ragazzi.
Diversi condomini facevano capolino da dietro le villette a schiera e le tipiche case americane spadroneggiavano in paese.
Arrivarono a circa duecento metri da dove dovevano svoltare per arrivare sulla strada principale e... la strada era franata.
Di nuovo le cose sfuggivano alla concezione di Bryan, non c'era causa per un effetto del genere senza che se ne fossero accorti.
Si fermarono, d'altronde era l'unica cosa che potevano fare, sicuramente non potevano proseguire.
<MALEDIZIONE!!!> urlò Bryan all'improvviso, facendo sussultare per un attimo la ragazza <Non è possibile!! Non c'è spiegazione per una cosa del genere!!>.
All'improvviso sentirono un rumore alle loro spalle: la porta di una delle villette si stava aprendo, molto lentamente e poterono distinguerne una sagoma apparentemente umana.
Sembrava un uomo molto alto e robusto.
A Bryan sembrava di aver già visto una cosa di simile.
<Ehi scusi ci può dire che succ...> Mary non fece in tempo a finire la frase che Bryan le tappoò la bocca.
<E' lui, il tipo del mio incubo. Mi pare che sia ceco ma ci sente fin troppo bene e fisicamente non possiamo competere con quell'essere> le disse nell'orecchio a Mary, cercando di usare il tono di voce più basso possibile.
<E allora che facciamo?> rispose Mary sempre sottovoce.
<Ci allontaniamo lentamente, torniamo indietro e giriamo a destra al primo incrocio... da lì si può arrivare comunque alla strada che ci interessa, ma dovremo passare dentro il paese... forza andiamo, ma lentamente... ti spiego come fare...>.
Così Bryan le spiegò sottovoce come camminare senza fare rumore, come aveva fatto qualche giorno prima in casa sua.
La creatura uscì tranquillamente dalla casa e scese i gradini, poggiando poi i suoi enormi piedi sul vialetto.
I ragazzi camminavano lentamente, senza emettere rumori percettibili a meno di venti metri.
Eppure la creatura girò la testa nella loro direzione: a quanto pare aveva sentito qualcosa.
Iniziò a camminare anch'essa, ma nella loro direzione.
Mary ebbe un sussulto e Bryan cercò di farla restare calma abbracciandola da dietro e facendola camminare.
"Ca**o, altro che incubo, questoi qua è vero, in carne ed ossa" pensò Bryan.
Sul palmo delle mani appoggiate dolcemente su Mary poteva sentirne i battiti e i brividi che la scuotevano lungo tutto il corpo.
Non avrebbe retto ancora molto, molto probabilmente avrebbe iniziato a correre a tutta velocità in breve tempo, ma non potevano permetterselo.
Bryan sapeva quanto fosse veloce quella cosa, che lentamente si stava avvicinando.
Anche lui non era proprio calmo, ma riusciva a non tremare.
L'incrocio era abbastanza vicino da poter vedere attraverso la nebbia un semaforo.
<Ascoltami bene Mary> iniziò sottovoce a parlarle <Siamo abbastanza vicini all'incrocio e ho capito che non reggerai un momento di più questa situazione... quando te lo dico io inizia a correre... ci dovrebbe essere un ristorante sulla destra... quando lo vedi avanza ancora e gira a destra... poi dovremmo trovare una chiesetta... se non lo abbiamo ancora seminato mi sembra il posto migliore dove rifugiarci... pronta?>.
La ragazza annuì:<VIA!!!>.
Iniziarono entrambi a correre come dei dannati.
Naturalmente la creatura li sentì all'istante e iniziò a correre.
Gli stava dietro bene per quanto fosse grosso.
Sentivano la schiena come un tubo di gomma, molle per la paura ma dovevano correre.
Il mostro rimase distanziato un po', ma gli stava dietro.
Girarono a detstra come previsto, ma c'era un'altro imprevisto.
Da un vicolo sbucò un'altra di quelle creature.
Sembravano gli ultimi cento metri della maratona di paese, solo che gareggiavano per la vita.
<CORRI!!CORRI!!> urlò dipserato Bryan con le creature alle calcagna.
Finalmente intravide il piccolo campanile della chiesetta e poco dopo l'entrata.
Bryan superò con un ultimo sforzo Mary e si lanciò letteralmente contro la porta dansole una spallata così forte che il dolore per il colpo lo fece cadere in avanti, finendo dentro la chiesa.
"Non mi posso fermare ca**o, rialzati!!!" si disse il ragazzo tirandosi su.
Entrò anche Mary in quel momento.
Era buio dentro la chiesa, la luce veniva solo dalla porta aperta.
Bryan afferrò un asse di legno e la mise sulla porta,cercando di bloccarla.
<Aiutami Mary!! Trascina le panche e mettile qui davanti, presto!!!>
Bloccarono la porta come mglio poterono.
Sentirono i due mostri dare un colpo alla porta che fortunatamente non cedette.
Poi li sentirono allontanarsi.
Sembravano averla scampata per ora...


8

Ripresero fiato dopo la lunga corsa.
Il rumore del loro respiro riecheggiava dentro la chiesa, come in tutte del resto, dato che la conformazione strutturale delle chiese fa sì che i suoni ritornino indietro e gli esseri umani possano identificare quei suoni come eco.
<Mary... stai bene?> chiese faticosamente il ragazzo tra una boccata d'aria e l'altra.
<Si, sto bene, almeno fisicamente, ma credo di stare per impazzire... mi sento imprigionata Bryan... questa città... ha qualcosa che non va... non saremmo mai dovuti venire... DANNAZIONE!!> concluse Mary tirando un calcio alle panche che ora bloccavano la porta.
<Calmati, per favore, calmati> Bryan la strinse in un abbraccio.
Si calmarono a vicenda restando così per un po', finchè il senso di inquietudine e la paura sembrarono svanire, poi si misero ad esplorare la chiesa.
Lo stile architettonico era davvero bello per essere una chiesetta di paese, con tante sculture e riferimenti alla Madonna, o almeno così sembrava.
Giunti in prossimità dell'altare trovarono un libro su di esso: la copertina era completamente nera.
Bryan cercò di aprirlo ma sembrava incollato.
Esaminando meglio il libro si accorse che era stato rilegato in modo che non si potesse aprire senza disfarlo.
<Ehi, guarda che c'è scritto in rilievo suula copertina> disse la ragazza.
In effetti, guardandolo alla luce, qualcosa si poteva capire: " Il perdono e la reminiscenza".
Bryan posò il libro :<Non mi sembra niente di utile alla nostra situazione, dobbiamo cercare di uscire di qui, non credo che dobbiamo confessarci e poi redimerci... e poi qui non c'è neanche un prete, non c'è proprio nessuno>.
In quel momento il ragazzo fu smentito, dato che udirono una porta aprirsi cigolando, e poi dei passi, che si tradussero nella figura di un giovane uomo, un prete.
<Voi chi siete? Non vi ho mai visti qui? Avete bisogno di aiuto ragazzi?> disse l'uomo.
<Bè... noi non siamo di qui... diciamo che siamo dei turisti...>
<Ah... turisti eh? Era da tempo che non arrivava qualche volto nuovo in città... posso sapere i vostri nomi?>
<Io sono Bryan e lei è la mia amica Mary>
<Molto bene, ma che maleducato che sono, chiedo il nome agli altri senza presentarmi> si schiarì la voce <Io sono Francis Lowry, ma mi potete chiamare Frank>.
<Bene Frank avremmo bisogno di sapere come uscire da qui vede...> Mary non potè finire la frase che venne interrotta da un gesto del prete.
<Oh lo so, le creature vi hanno inseguito fin qui, non c'è alcuno dubbio, così come non c'è alcun dubbio che forse voi dobbiate stare qui ancora un po', dovrete convenire con me che non è sicuro girare per questa città, specie per due ragazzi come voi e poi... come posso spiegare... oh, ma che sciocco, non vi devo spiegare nulla sennò dove starebbe il senso di questo vostro viaggio...>
<Cosa? Ma di che sta parlando?> chiese perplesso Bryan.
<Bè mi sembra chiaro che siate venuti qui per una ragione ma ancora non ve ne capacitate, non conoscete ancora il perchè delle vostre scelte, perchè vedete, il potere degli esseri umani sta tutto nelle scelte, sono le uniche cose che ci permettono di cambiare il nostro destino, che naturalmente è già prestabilito da nostro Signore, ma se non si conosce il perchè di tali scelte è come non effettuarle, è come dare la risposta ad una domanda che non si conosce.
Vi darò il mio aiuto quando verrete da me con un perchè, altrimenti, bè... non ho ragione di farlo, semplicemente.
Perchè dovrei aiutarvi? Quando avrete questa risposta tornate qui e io vi aiuterò.
Ora se volete scusarmi, mi ritiro nella mia stanza a riposare un po', spiegare agli altri le ragion dell'essere mi stanca da morire. Arrivederci.>.
Detto questo l'uomo si voltò e se ne tornò da dove era venuto, entrando in una porta avvolta nell'oscurità.
<Aspetti!! Ma dove se ne va??> esclamò Bryan.
Mary lo trattenne per un braccio:<E' inutile Bryan, non ci aiuterà per il momento dovremo trovare un'altra via di uscita da qui>.
<Ma che succede in questa città? Mostri che girano per le strade, rumori che ci seguono, e ora ci mancava pure un prete che ci fa le prediche sulla vita... maledizione... un po' di aiuto non guasterebbe, no?>.


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« Risposta #4 inserita:: Gennaio 28, 2011, 02:24:27 pm »

Eccomi a postare altri capitoli, se avete critiche o semplicemente vi piace commentate pure.

9

Il prete se ne era andato. Ora i ragazzi erano di nuovo da soli.
Si guardarono intorno per cercare un'altra via d'uscita dalla chiesa: individuarono una scala a chiocciola dietro l'altare che portava al soffitto.
<Bè, per il momento è l'unica alternativa che abbiamo, dato che non abbiamo idea su come uscire da qui, magari c'è qualcosa di utile lassù> disse Bryan.
Mentre salivano la scala a chiocciola la luce via via si affievoliva, e lasciava spazio al buio.
<Ehi non mi starai mica guardando il cxlo?> chiese Bryan in tono ironico alla sua amica, dato che stava davanti a lei sulle scale.
<Ma quanto sei scemo!! Ti pare il momento per le cavolate?!> rispose lei.
<No, ma facevo per sdrammatizzare... ah ecco apri lo zaino e piglia la torcia qua non i vede un cavolo>.
Mary prese la torcia dallo zaino e la diede a Bryan che la accese e illuminò la stanza:
il fascio di luce si faceva strada nel buio e permetteva di osservare fino in fondo; la stanza era piena di quadri coperti con dei teli e vecchi candelabri, tutti oggetti inutili per i ragazzi.
Un quadro attirò la loro attenzione, dato che era scoperto e permetteva di ammirare l'opera d'arte che, purtroppo, non era completa, mancavano dei pezzi.
<Cavolo è un peccato che manchino i pezzi, una volta che troviamo qualcosa di positivo in questo paese... però guarda, c'è scritto qualcosa in basso> disse Mary.
L'iscrizione recitava: "Non so chi sono, aiuto, ho bisogno di aiuto per capire chi sono, aiutatemi, recuperate il resto della mia anima e vi aiuterò consigliandovi il percorso da seguire".
Dietro alla tela c'era scritto qualcosa d'altro:"Att.....ne, se metterete i pezzi i. ..d.ne er..t. la .icomp.nsa s.rà .en diver.. da ciò che vi aspettate".
Notarono che per terra c'erano diversi pezzi del quadro.
Quando Bryan si chinò per raccogliere i pezzi notò che c'era qualcosa di coperto da un telo dietro al quadro, che molto probabilmente lo copriva in origine.
Alzò di poco il telo e sobbalzò all'indietro quando si accorse che c'era una mano.
Il fetore che venica da sotto il telo era nauseante, puzza di morte...
Raccolti i pezzi i ragazzi si misero a riassemblarli sul quadro.
Ci misero un po', poichè i pezzi non erano più chiari e puliti come quando il quadro era stato fatto ma riuscirono a completarlo.
Il quadro rappresentava un angelo, scendente dalla luce e che con una mano indicava una scala che saliva verso il cielo.
La mano era rivolta in prospettiva dietro all'angelo.
I ragazzi guardarono dietro al quadro e videro che oltre ciò che stava sotto il telo, di cui non vollero verificare la natura, c'era una botola che portava al tetto.
<Evvai, qualcosa va per il verso giusto Mary, possiamo uscire di qui> esclamò il ragazzo.
Appena mossero i primi passi verso la botola, qualcosa sotto il telo si mosse.
<Oddio!!! Guarda Bryan si muove qualcosa la sotto!!> disse Mary con un filo di voce per lo spavento.
Sotto al telo si stava movimentando qualcosa che iniziò a strisciare verso di loro.
I ragazzi indietreggiarono. Sbucarono diverse mani da sotto il telo, fincheè a furia di avanzare non si tolse, rivelando cosa c'era sotto.
Sembrava un'insieme di cadaveri, mescolati in un'unica forma, ma imperfetta, dalla quale uscivano mani, piedi, braccia, gambe e... facce...
I giovani non riuscivano a credere a ciò che vedevano, e a ciò che sentivano, dato che tutte quelle faccie gridavano aiuto: chiedevano aiuto, recitando ciò che c'era scritto sulla tela.
Indietreggiarono finchè non rimasero bloccati dal muro.
A quel punto Bryan prese la mano di Mary e cercò di portarala via, ma non si muoveva:
era paralizzata dall'orrore, non riusciva a capire come potesse esistere qualcosa di simile.
<Dai Mary, è lento, possiamo aggirarlo e raggiungere la botola che c'è dietro,ma che ti prende?!> disse Bryan.
<Guarda... Bryan, guarda!!!> esclamò la ragazza in preda al panico.
Guardando bene si accorse che due delle teste... erano le loro.
Erano le loro teste fuse in quell'ammasso di carne ambulante che si spingeva come poteva.
<Non siamo noi quelli Mary!!! Muoviti!!!> Bryan la strattonò via, prendendola di peso, dato che non si schiodava e quella cosa ci faceva sempre più vicina.
Gli girarono intorno e Bryan si mise a tentare di aprire la botola.
<Maledizione è arruginita, aiutami Mary!!>.
La ragazza lo aiutò, riuscendo ad aprire la botola, ma troppo poco perchè ci potesse passare Bryan: l'unica che ci poteva passare era Mary, che era magra abbastanza da attraversarlo.
<Vai Mary, sei l'unica che può passare, scendi di sotto se puoi ad aprirmi la porta da dove siamo entrati, io libererò il passaggio da dentro, vai!!!>
<Ma... non posso lasciarti qui...>
<Invece sì che puoi, muoviti, non vorrai che muoriamo tutti e due per niente vero?!>
La creatura li aveva quasi raggiunti e non se ne erano accorti, quando allungò un braccio e afferrò una caviglia a Bryan.
<Maledizione!!... VAI!!!> urlò Bryan con tutto il fiato che aveva in quel momento.
La ragazza uscì, ritrovandosi sul tetto, ma c'era qualcosa di diverso: era buio e pioveva.
Dato che non aveva la torcia accese il cellulare e si fece luce con quello.
Appena in tempo per vedere qualcosa che passava di sotto, sul selciato della via su cui dava l'entrata della chiesa: un uomo.
Era il prete, e se ne stava andando via.
<Ehi lei!!! Che succede qui?? La prego mi aiuti, non se ne vada!!!>.
Inutile, l'uomo scomparve dopo poco nel buio.
"Maledizione!!" pensò Mary.
Stava per piangere e cadere nel panico, quando pensò a ciò che gli aveva detto Bryan, che doveva andare di sotto ad aprirgli la porta.
Si fece forza e iniziò a cercare un modo per scendere.
La pioggia diminuiva ulteriormente la visibilità, quindi l'impresa era davvero ardua.
Dopo un po' trovo una grondaia, dalla quale riuscì a scendere,e che dopo crollò.
Corse fino alla porta e cercò di aprirla, ma era bloccata ancora dall'interno.
<caxxo no... no...no... apriti dai!!!>.
Cercava in tutti i modi di aprirla ma era bloccata, nulla da fare, doveva aspettare che arrivasse Bryan a liberare il passaggio.
Sentì qualcosa dietro di lei, un fruscio.
Cercò di guardare attraverso l'oscurità e la pioggia ma non vedeva niente.
La paura stava iniziando ad attanagliarla.
Cominciò a tremare, poichè aveva visto qualcosa muoversi verso di lei.
Le si oscurò la vista improvvisamente...


10

Il mostro gli aveva preso la caviglia e sembrava non volerla lasciare per niente al mondo.
Mary era andata, ormai era al sicuro, e Bryan si sentiva più tranquillo sapendo che almeno lei era al sicuro.
Ma qualcosa lo riportò alla realtà: il mostro stava parlando.
Più precisamente la testa che era uguale alla sua stava parlando.
<Aiutami..... aiutami..... chi sono?..... aiuto......>
In effetti il mostro non sembrava volerlo aggredire.Ma c'era qualcosa che non andava, lo sentiva che quell'essere per quanto innocuo potesse sembrare era pericoloso.
Infatti vide che una fessura si stava aprendo in mezzo alla moltitudine di teste e parti umane.
Quando si aprì un po' di più potè vedere che dentro aveva denti acuminati, sembrava la bocca di un leone.
Doveva liberari o sarebbe finito in bocca a quella cosa.
Si guardò un attimo intorno mentre faceva resistenza alle braccia della creatura che cercavano di tirarlo a sè.
Vide vicino a lui un bastone:"Forse con quello posso fargli qualcosa".
Si slanciò verso di esso cadendo a terra e recuperandolo.
Ma dato che non opponeva più resistenza il mostro iniziò ad attirarlo a sè, inesorabilmente.
Iniziò a colpire il braccio che lo trascinava con tutte le forze che aveva ma non sortiva alcun effetto.
<Maledizione!!! Mollami!!!> urlò in preda alla disperazione Bryan.
Il mostro spalancò ancora di più la bocca e potè vedere che le teste che lo componevano iniziarono a ridere.
Più ridevano e più Bryan si arrabbiava, sentiva l'ira fluire dentro di sè come acqua bollente.
In quel momento gli venne un'idea: prese il bastone e iniziò ad avvicinarsi a sua volta al mostro.
Si avvicinò e al momento giusto mise il bastone dentro la bocca del mostro che la chiuse all'istante...
"Come pensavo" si disse Bryan.
Il mostro non potè chiudere la bocca e il bastone, che era rotto alle estremità diventò come uno spuntone che si conficcò nella carne del mostro impedendogli di aprire e chiudere la bocca.
A quel punto lasciò andare il ragazzo che si allontanò immediatamente.
Il mostro iniziò a contorcersi e a spaccarsi nei pezzi che lo componevano.
Le braccia, le gambe, le teste caddero tutte al suolo prive di vita.
Bryan tirò un sospiro di sollievo, e si sedette un momento per terra per riprendersi dalla fatica.
Dopo poco tempo si rialzò e iniziò a scendere le scale.
Ma avvertì un rumore dietro di sè: i pezzi della creatura iniziarono a riunirsi, ma non per formare di nuovo lo stesso mostro, bensì qualcosa d'altro.
I pezzi formarono i corpi dei possibili esseri umani di cui facevano parte, compresi quelli che erano uguali al suo e a quello di Mary.
A quel punto si girarono tutti verso di lui e sui loro visi si formò una smorfia che gli fece gelare il sangue nelle vene: sorridevano tutti.
Ma non sorrisi normali, sembrava proprio che non vedessero l'ora di mettergli le mani addosso per smembrarlo come farebbe un orso con la sua preda.
Scese le scale di corsa, come non aveva mai fatto in vita sua, e infatti inciampò proprio all'ultimo gradino, cadendo rovinosamente a terra.
Si rialzò a fatica, sapeva che doveva correre o non sarebbe mai uscito vivo da lì.
Corse alla porta, tirò via gli oggetti che avevavno messo davanti prima e aprì la porta, uscendo fuori.
Anche se era buio e pioveva si sentiva confortato dal fatto di essere fuori, dove non ci sono muri o limiti e dove puoi respirare aria fresca.
Vide i mostri dentro la chiesa arrivare all'entrata: lo fissavano.
Lui ricambiò lo sguardo, cercando di sembrare il più arrabbiato possibile, anche se in realtà più che adirato era spaventato e scosso da ciò che vedeva.
Gli esseri cambiarono sguardo, ritornando ad una espressione facciale normale, quasi malinconica.
<Se verrai di nuovo qui noi saremo pronti a riceverti Bryan> disse quello che aveva le sue sembianze.
<Credo che vi risparmierò la fatica, non verrò mai più a trovarvi> rispose sarcastico il vero Bryan.
<Allora addio>.
I mostri si girarono echiusero la porta della chiesa dietro di loro.
"Finalmente!!" pensò il ragazzo, che notò qualcosa per terra.
Sugli scalini della chiesa c'era un cellulare; guardandolo attentamente si accorse che era quello di Mary.
<No, c**zo!!! Mary che ti è successo?>.
Non riusciva a pensare che potesse esserle successo qualcosa, perchè pensava fosse colpa sua, non doveva lasciarla uscire da sola.
All'improvviso il cellulare squillò: numero sconosciuto.
"Ma come fa qualcuno a chiamare se non c'è campo?" pensò il ragazzo, rispondendo.
<Pronto, chi sei?>
<Bryan!! Oddio Bryan aiutami!!>
<Mary, stai bene?>
<Credo di sì,Bryan aiutami ti prego!!>
<Dove sei , che è succeso quando sei uscita?>
<Ho visto il prete scappare via, e quando sono scesa per aprirti la porta sono svenuta>
<OK, calmati, adesso dimmi dove sei>
<Io ... non ne ho idea Bryan!!!... C'è odore di disinfettante qui ma è buio, quindi non so dove mi trovo>
<Disinfettante hai detto? Allora ascoltami bene, credo di avere capito dove sei, vengo a cercarti non ti preoccupare tu stai dove sei e ti vengo a prendere OK?>
<OK, ma fai presto perchè prima ho sentito dei passi, non credo di essere sola qui... Oddio, di nuovo i passi, devo chiudere Bryan!>
<No aspetta Mary!!!>
Troppo tardi, aveva chiuso la comunicazione.
Bryan guardò la cartina e segnò con il dito il percorso da seguire.
Prese la torcia in mano e mise via la cartina.
Secondo le deduzioni del ragazzo doveva trovarsi lì, dato che nel tempo che era stato dentro la chiesa da solo, qualcuno avrebbe potuto rapire Mary e portarla al posto più vicino che poteva avere odore di dsinfettante, cioè l'ospedale della zona sud di silent hill.
Sperando che le sue deduzioni fossero giuste, ricordandosi anche che il suo "fiuto da investigatore" non lo aveva mai tradito, si incamminò verso il Brookheaven hospital.


11

Il cono di luce della torcia illuminava abbastanza bene, anche se non poteva illuminare in profondità, l'oscurità avvolgeva tutto.
Per le strade non c'era nessuno, o almeno apparentemente non c'era nessuno.
Bryan poteva udire solo il suono dei suoi passi e quello della pioggia che cadeva incessantemente, ostacolando la sua vista e il suo udito.
Il freddo era pungente come sempre e riusciva sempre a dare al ragazzo una sensazione di oppressione continua.
Ma all'improvviso qualcosa cambiò: smise di piovere.
Bryan si fermò in mezzo alla strada, e notò che stava cambiando tutto intorno a sè: l'asfalto si stava togliendo, portando alla luce... erba!!
"Com'è possibile? Sembra che stia succedendo tutto come qualche giorno fa a casa mia!"
Mentre il ragazzo si diceva queste cose, la città cambiava, crescevano alberi altissimi e tutto veniva avvolto dalle piante, rampicanti e quant'altro.
L'aria si fece satura di umidità, appesantendo il respiro del giovane e rendendogli faticosa ogni insprazione.
Iniziò a fare caldo: Bryan si tolse il maglione e si mise a maniche corte, mettendo via gli abiti tolti da sè nello zaino.
Naturalmente assomigliava a una foresta tropicale afosissima e come tale faceva filtrare poca luce dalle fronde degli alberi.
Finita questa sosta si rimise a camminare, anche se si mise in allerta, dato che poteva sentire movimenti intorno a sè.
Ogni tanto poteva vedere qualche pianta muoversi e sentiva il fruscio delle foglie.
La cosa che sentiva meglio era il suo cuore: batteva forte nel petto, sapeva di essere spaventato.
Una delle cose che gli faceva più paura era l'essere solo in un posto dove è quasi impossibile orientarsi e con la consapevolezza che ci sia qualcuno o qualcosa che ti sta intorno, pronto ad attacarti alla prima occasione.
Si sentiva oppresso da queste emozioni, come se avesse un grosso fardello sulle spalle.
Riusciva ad orientarsi solo grazie ai cartelli e agli edifici ancora visibili.
Non mancava molto all'ospedale.
"Non mi posso fermare, devo trovare Mary e poi dobbiamo andarcene via da qui".
Anche se ogni passo sembrava l'azione più faticosa da compiere che avesse mai fatto.
Era vicino all'ospedale quando all'improvviso sentì un rumore dietro di sè: la creatura che lo seguiva era uscita allo scoperto, come se avesse aspettato che fosse vicino alla sua meta per poi fermarlo, in modo che la sconfitta gli bruciasse ancora di più.
Aveva il corpo snello di una gazzella, ma aveva una coda lunga, piena di sporgenze che sembravano roccia e la testa da serpente.
La creatura era monocromatica, tutta verde per cammuffarsi meglio in quell'ambiente.
Mentre la fissava negli occhi, Bryan si accorse che non era l'unica: dietro ad essa ne sbucarono altre, un intero branco.
"E va bene... tanto non riuscirete a fermarmi, arriverò all'ospedale".
Osservando delle case e dei negozi appena visibili capì di essere a circa 500 metri dall'ospedale.
Le creature annusavano l'aria con la lingua biforcuta, e intanto scuotevano la coda.
Si stavano preparando all'attacco.
Bryan si girò all'istante e iniziò a correre più forte che poteva.
In quel tipo di terreno non era semplice correre, non aveva mai visto niente di più impervio in vita sua.
A volte incespicava, ma non cadeva, stava facendo sforzi immani per non crollare dato che sapeva bene che se avesse anche solo rallentato le creature lo avrebbero preso.
Correvano come le gazzelle, saltellando di qua e di là, senza perdere mai il ritmo, sembrava qasi una danza, e loro non si stancavano mai per sfortuna del giovane.
"Ci siamo!!!!" vide l'entrata dell'ospedale.
Si slanciò verso il portone di ingresso, lo sfondò con un calcio (memore che la volta prima che aveva usato la spalla si era fatto piuttosto male) ed entrò nell'ospedale, richiudendosi la porta dietro di sè.
Il suo fiatone si sentiva molto forte nel silenzio dell'ospedale.
"OK, sono arrivato".
Accese la torcia e si guardò intorno, e ciò che vide non lo rassicurò per niente.

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« Risposta #5 inserita:: Gennaio 28, 2011, 09:46:15 pm »

cosa vide? cosa vide? cosa vide? xD

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« Risposta #6 inserita:: Gennaio 28, 2011, 09:50:26 pm »

Esattamente Chris, ho creato un otherworld adatto al personaggio.

Ecco gli altri capitoli

12

Dentro l'edificio era buio pesto, l'unica fonte di luce era la sua torcia.
Le piante rampicanti se ne erano andate per fare posto alle pareti dell'edificio che però avevano qualcosa di strano: sembravano quasi vive, davano la sensazione di respirare quasi.
"Starò andando fuori completamente, anche se non c'è da stupirsi dopo quanto ho visto" pensò Bryan.
Iniziò a camminare verso la reception, conscio del fatto che come al solito non ci sarebbe stato nessuno ad attenderlo.
Aprì lentamente la porta e mise dentro il braccio con la torcia per vedere meglio: sembrava tutto normale, niente di sospetto, tranne un foglio nero su di una scrivania.
Sul foglio c'era scritto in bianco una nota:
"Il paziente della stanza S14 è pericoloso, trattare con la massima cautela".
La nota finiva lì. Esplorando la stanza trovò la cartina dell'ospedale ed un altro foglio nero scritto di bianco:
"Non puoi nasconderti qui, io ti vedo... questo è il mio regno visitatore... se... se... se la vuoi rivedere ti consiglio di stare attento... si, perchè il mio amico è cattivo e ha detto che vuole giocare con gli ospiti...".
<caxxo, mi sa che questo è il paziente della S14 e dev'essere fottutamente pazzo, devo trovare Mary e in fretta>.
Detto questo Bryan posò il foglio e sobbalzò: aveva appena sentito un rumore molto forte provenire dal piano di sopra.
Uscì dalla reception e si recò alla porta dell'ascensore: naturalmente non funzionava.
Si diresse alle scale e sentì di nuovo un rumore, sembrava che fosse appena caduto qualcosa.
Lentamente salì le scale, quando finalmente si trovò davanti alla porta del secondo piano.
Sembrava che ci avesse messo una vita a salire le scale e il cuore gli batteva forte in petto, aveva tutti i sensi all'erta.
Aprì delicatamente la porta: non c'era nessuno.
Il portone che dava sul corridoio che portava alle stanze di ricovero era chiuso: serviva una chiave.
Bryan iniziò ad esplorare quel che poteva del secondo piano, trovando un sacco di roba inutile e un unico oggetto utile: una mazza da baseball.
"Ma che ci fa qui una mazza da baseball? Meglio prenderla con me, potrebbe servirmi con quello squilibrato".
Raccolse la mazza e ritornò alle scale: cerco di andare al terzo piano ma le scale erano crollate e non si poteva salire.
Scese di nuovo al primo piano, quando vide un 'ombra muoversi nel buio.
<Chi c'è?> gridò Bryan, tenendo stretta in mano la mazza e puntando la torcia in direzione dell'ombra.
Nessuna risposta.
Si incamminò verso l'ombra, col cuore che ormai sembrava una locomotiva.
Girò l'angolo e... non c'era nessuno, niente di niente.
Sentì un'altro rumore e si voltò di scatto giusto in tempo per vedere un'altra ombra scappare via.
Questa volta rincorse la figura, arrivando nel corridoio che dava sulle camere dei pazienti al primo piano: il corridoio sembrava lunghissimo qualcosa di interminabile e sfuggente come il fumo.
Il ragazzo si sentì mancare e gli si appannò la vista, riuscendo a scorgere l'ombra.
L'ultima cosa che ricordava mentre sveniva era la figura che veniva verso di lui...


13

Si risvegliò di soprassalto, sudato freddo e completamente al buio.
Tastando con le mani capiì di essere su di una barella, ma non sapeva dove.
Toccandosi il petto trovò la torcia e la accese.
La luce improvvisa gli fece chiudere gli occhi, doveva aituarsi alla luce prima di tutto.
Quando riuscì ad aprire bene gli occhi vide che era in una stanza vuota, c'era solo la barella su cui era disteso;
scendendo calpestò il suo zaino.
Lo riprese in spalla, controllando prima che ci fosse tutto.
"Come mai quel tizio non mi ha tolto niente? E' tutto così strano..." pensò Bryan.
L'unica cosa che gli aveva tolto era la mazza da baseball, mentre per il resto aveva tutto.
Sul muro di fronte alla barella c'era un vetro molto grande, come quelli delle sale per interrogatori.
Si avvicinò illuminandolo: la luce passò attraverso il vetro e potè vedere Mary distesa su un'altra barella in una stanza uguale alla sua,illuminata da una luce rossa.
Sembrava addormentata... o peggio... iniziò a battere sul vetro e ad urlare per vedere se la ragazza si svegliava.
Niente, niente di niente, non sembrava dare segni di vita.
Mentre urlava e batteva, Bryan iniziò a piangere, temendo di aver perso la sua unica vera amica e di restare da solo in quell'inferno.
Continuò in questo impeto di disperazione finchè non sentì un rumore: la porta della stanza di Mary si era aperta.
E Mary si svegliò magicamente. Non credeva ai suoi occhi il ragazzo.
Entrò una figura avvolta nell'ombra: Mary iniziò a cercare di divincolarsi ma era legata alla barella.
La figura era imponente e prese ad avvicinarsi alla ragazza.
Bryan la illuminò con la torcia: dietro all'ombra potè vedere il volto del prete che avevano incontrato prima.
Aveva una pistola in mano, un vecchio revolver.
Capì che stava per ucciderla.
Bryan iniziò ad urlare ancora più forte e a cercare di rompere il vetro ma non c'era niente da fare, sembrava indistruttibile.
L'uomo si avvicinava lentamente alla ragazza che cercava disperatamente di liberarsi e piangeva.
Bryan cercò di uscire dalla stanza ma niente da fare, l'unica porta che c'era era come bloccata.
L'uomo alzò la pistola e la puntò in testa alla ragazza:
<Che Dio abbia pietà della tua anima, ti assolvo ora dai tuoi peccati mandandoti in un posto migliore>
<NOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!> Bryan urlò con tutte le sue forze.
Il prete tirò il grilletto. La ragazza morì all'istante dato che l'aveva colpita in fronte.
La testa le cadde ciondoloni giù dalla barella, il sangue colava copiosamente.
Il giovane era in preda al panico più totale: non era riuscito a proteggerla.
Aveva fallito, così come con Edgar.
Cadde in ginocchio, ormai non aveva più senso vivere.
Il prete si rivolse verso di lui.
<Alzati peccatore, e prenditi le tue responsabilià!! Stai per essere giudicato da Dio!!>
Bryan si alzò e guardò fisso negli occhi l'uomo.
<Hai qualcosa da dire prima della sentenza?> disse con tono pacato Frank, il prete.
<Sì... io... ti ucciderò...>
<Pensavo ti volessi redimere come la tua amica, ma pazienza. Vorrà dire che lei ti guarderà bruciare all'inferno. Addio.>
Frank alzò la pistola e mise il dito sul grilletto.
Bryan chiuse gli occhi e l'ultima cosa che vide fu Mary...
Poi l'uomo tirò il grilletto......

14

.......................................
.......................................
......buio...........................
..............c'è solo buio.......


Si risvegliò di nuovo nella stanza dove era prima.
"Che sia stato solo un sogno? O un allucinazione?" si chiedeva Bryan.
Si alzò da terra, ma la realtà sembrò tradirlo ancora una volta.
Il cadavere di Mary riposava sulla barella dove era prima che Frank gli sparasse.
Naturalmente Frank non c'era più, ma qualcosa sembrava cambiato.
I muri dell'ospedale sembravano usciti da un bagno di vernice verde, verde chiaro, come quello delle foglie e delle piante tropicali.
Aveva ancora tutti i suoi oggetti con sè, perciò accese la torcia e si guardò intorno: la porta della sua stanza era aperta e c'era un messagio su un biglietto di carta attaccato con un chiodo, che recitava: "Chi sono io? Chi sei tu? Ora non c'è più nessun confine tra te e me e lui. Mi chiedo chi sopravviverà...".
Staccò il biglietto e lo mise nello zaino, decise che avrebbe tenuto tutti gli indizi trovati in giro.
Diede un'occhiata fuori dalla porta con la torcia, ma l'ospedale era tutto uguale, buio, silenzioso e senza nessuno in giro.
Ancora non sapeva dove andare, ma si prefissò un obiettivo: vendicare la sua amica.
Questo avrebbe significato uccidere un uomo, ma non gli importava.
Se doveva morire in quella città dannata lo avrebbe fatto portandosi con sè quel pazzo.
Andò nella stanza a fianco, non poteva lasciare il corpo di Mary li così.
Si avvicinò, fissandola, rendendosi conto solo ora che molto probabilmente provava qualcosa per lei, e magari anche lei per lui.
Ma ora non lo avrebbe più potuto sapere.
Le incrociò le braccia sul petto, la sistemò ben distesa sulla barella e la coprì con un telo che c'era lì per terra, stranamente candido.
Uscì dalla stanza e si diresse verso l'uscita.
Mentre percorreva i corridoi vide un'altro biglietto:"Non puoi negare ciò che sei, tu sei un assassino, i tuoi amici muoiono di fianco a te. Se vuoi saperne di più, se vuoi davvero cercare di capire chi sei, vieni da me. Ti aspetto dove la luce è più forte...".
Strinse il pezzo di carta con furia, poi lo mise dentro lo zaino.
"Che significa tutta questa storia? Bè non ho nessun indizio, perciò credo che cercherò questo posto magari mi condurrà dal mio nemico" si diceva Bryan mentre usciva dall'ospedale.
Una volta uscito sembrava ritornato tutto normale, non c'erano più le piante da tutte le parti, era ritornata la nebbia.
Si guardò intorno: non sapeva dove andare.
Diede un'occhiata alla cartina, notando il faro più a nord rispetto a dove era lui.
Capì che era quella la sua meta.
Ripose torcia e cartina nello zaino, si diede una sistemata alle scarpe che avevano i lacci allentati, e si diresse verso il faro.
Dopo circa un'ora di cammino era ormai vicino al faro, la luce che emetteva formava un cono nel cielo che sembrava essere solido a causa della nebbia.
Arrivato alla base, entrò e iniziò a salire le scale.
Arrivato in cima trovò Frank, tranquillamente preso ad ammirare il panorama.
<Ti aspettavo, Bryan. Hai intenzione di uccidermi?>
<Te l'avevo detto no che ti avrei ammazzato? Perchè mi hai lasciato vivo sapendo questo? Mi sottovaluti forse?>
<Affatto. Vedi Bryan, o dovrei chiamarti "altro" Bryan, io in realtà ti ho ucciso, ti ho sparato e ho visto il tuo corpo afflosciarsi come un pesce senza lisca. Ma non l'ho fatto perchè sono matto o simili.>
<E allora perchè??>
<Per farti capire chi tu sia veramente. Non ti senti diverso? Non senti una rabbia diversa, qualcosa che non provavi prima?>
A pensarci bene il ragazzo si sentiva strano, non era mai stato così.
<Smettila di dire stronzate!!!>
<Visto? Come sospettavo ho ucciso la tua parte più ingenua, quella più bambinesca. Vedi Bryan tu sei particolare, fin da piccolo lo eri.
A dire la verità io sono tuo zio>
<...Cosa?... e da che parte?>
<Dalla parte di tua madre, sono suo fratello. Tutti pensano che io sia morto diversi anni fa, ma mi sono rifugiato qui e ho capito quale era il mio compito: aiutarti.>
<Uccidendo la mia migliore amica e sparandomi in testa? Bell'aiuto...>
<Ma non capisci? Non ricordi niente?>
<Cosa dovrei ricordare?>
<Tu quando eri piccolo eri, come posso dire... afflitto da una malattia. Avevi personalità multiple già da bambino. Ti imbottirono di farmaci e così riuscirono a calmare le acque per un po'... ma la tua natura ritornò fuori... e uccidesti Edgar, proprio tu, questa tua parte rabbiosa.>
<Non è possibile...> stava iniziando a ricordare, ce l'aveva spinto lui Edgar in strada a farsi investire!!!
Iniziò a sentire un forte mal di testa.
<E' la verità Bryan, non puoi negarlo. Allora subentrò la tua parte più depressa ed associale, che è morta il giorno in cui avesti quell'incubo, dove sei morto strangolato. Ti avevo ritrovato dopo tanto tempo e grazie al potere di questa città sono riuscito a tirare fuori le altre tue personalità. La mia opera è quasi compiuta, fra poco riporterò la tua anima ad una singola personalità, la tua, quella vera, quella più buona.>
Bryan continuava a non credere alle sue orecchie.
L'impulso fu più forte di quanto immaginasse.
Spinse Frank giù dal faro...


15

Ormai nulla aveva più senso.
La testa gli stava scoppiando, un turbinio di ricordi, immagini che gli passavano davanti come un film.
Capì che quello che gli aveva detto Frank, suo zio, era vero.
"E' terribile... io... sono... un mostro..." si disse Bryan.
Osservava la città dall'alto del faro: la nebbia celava un po' le forme delle case, ma la vista era comunque qualcosa di speciale.
"Che cosa dovrei fare adesso? Mary, l'unica persona a cui tenevo davvero è morta. Non ha più senso stare qui... ma forse non ha più senso che io viva, potrei fare del male ai miei genitori, alle persone a cui voglio bene. Forse dovrei scomparire...".
Mentre questi pensieri assalivano Bryan, iniziò a scendere dal faro.
Una volta per strada vide ua figura muoversi: stava venendo verso di lui.
Non gli importava se fosse ostile o no, non avrebbe opposto resistenza comunque.
Poi la figura si fece più vicina e Bryan vide bene: era lui.
Cioè, non era proprio lui, aveva uno sguardo diverso, folle.
<Finalmente, ci siamo. Aveva ragione quello stolto di Frank, questa città mi è stata utile> disse il Bryan "folle".
<Cosa? Ma di che parli?>
<Stupido come sempre eh? Allora ti spiego... dunque... tu sei uno psicopatico, questo l'avrai capito ormai.
Ebbene, ormai siamo rimasti solo in tre; solo tre personalità di Bryan sono rimaste: la sua, quella buona e vera, tu, quella rabbiosa, ed infine io, il massimo della furbizia e dell'intelligenza, sono io quello che deve sopravvivere. Comunque, giusto perchè tu lo sappia, non sei stato tu a spingere Frank giù dal faro, sono io che ti ho dato l'impulso.
Vedi, diciamo che io in psicanalisi sarei un pazzo, furbo, narcisista e crudele. Insomma sono proprio un cattivone... eheheh... comunque, ora tutto questo non ha importanza>.
Il Bryan "rabbioso" iniziò a sentire che l'ira gli veniva fuori: "Perchè questo st*onzo fa tanto il figo? Si crede superiore... vedremo se gli spacco la testa che gli succede...".
<Dai, lo so che mi vuoi ammazzare, facciamola finita, così rimarrò solo io... e mi divertirò con la tua amichetta...>
<Cosa? Mary è morta...>
<Ehm.... no; Mary non è morta, quello che hai visto era solo un corpo senz'anima creato da tuo zio, niente di che. In realtà Mary l'ho mandata avanti, sta aspettando alla fine di questa strada il suo amico Bryan, per andarsene... si, credo proprio che me la spasserò con lei... la ritroveranno a pezzettini, spediti per posta...>
<Tu sei un fo*tuto maniaco!!! Io ti ammazzo!!!!>
La parte rabbiosa si gettò contro la parte folle. Iniziarono a prendersi a pugni.
Lo scontro procedeva in maniera brutale, ma il "folle" sembrava avere una resistenza fuori dal comune.
Ad un certo punto il "folle" reagì violentemente e buttò il "rabbioso" contro un guard-rail, prese un paletto di ferro che c'era lì nelle vicinanze e glielo conficcò nel petto.
<Aaarghhhhh.... eheh, ce l'ho fatta amico, Sayonara...>.
Il dolore era così forte... non riusciva a respirare, il sangue stava riempiendo i polmoni, era finita...
"No, non può finire così" pensò Bryan, o meglio, la parte legata all'ira.
Vide che il paletto era appuntito da entrambi i lati, e il "folle" era proprio vicino, al punto giusto.
Usò le rimanenti forze per abbracciarlo e se lo spinse al petto.
Il "folle" era ora sopra di lui, stavano morendo entrambi.
Non c'era niente da dire, si leggeva tutto negli occhi.
"Ti ho fot*uto, st*onzo" pensò il "rabbioso", sorridendo per l'ultima volta e infine spegnendosi.
Il "folle" morì poco dopo.
Si fece tutto buio...
...
...
...

Si risvegliò respirando a pieni polmoni, come se fino ad un minuto prima non li avesse potuti usare.
La prima cosa che vide erano i due cadaveri delle altre sue personalità, morti dissanguati in una pozza rossa che sembrava uno specchio.
Alzandosi si rese conto che era ancora a Silent Hill, ma si sentiva diverso.
Finalmente capì: era rimasto solo lui ora, il vero Bryan, il ragazzo gentile che si era innamorato della sua amica.
Iniziò a correre in direzione di dove gli era stato detto che era Mary.
Poi la vide, le corse incontro e la abbracciò, scoppiando a piangere come un bambino.
<Ehi, che hai? Ce ne hai messo di tempo per fare i tuoi bisogni... ma perchè piangi?>
<Niente> rispose lui asciugandosi le lacrime <Sono solo contento di vederti>
<Allora... vogliamo andarcene da qui? Quell'ospedale era uno schifo, mi ci devo essere addormentata dopo che ti ho chiamato, poi sei venuto a prendermi e mi hai portato qui... e poi mi hai detto di aspettare perchè dovevi andare in bagno, però adesso basta dai, andiamo via da qui, chiunque fosse quel Frank ormai non ci segue più e non ho più visto mostri in giro>
<Certo, andiamo> disse infine Bryan, incamminandosi insieme alla ragazza.
L'incubo era finito oramai, aveva affrontato i suoi demoni e ne era uscito vincitore.
Uscirono da Silent Hill e presero un passaggio da un pescatore che girava dalle parti del lago.
Arrivati a Brhams, città più vicina nei pressi di Silent Hill, presero un treno e tornarono a casa.
Non raccontarono nulla a nessuno di quello che era successo, lo tennero per sè.
Successivamente Bryan si dichiarò a Mary, e tutto fece il suo corso naturale.
L'esperienza cambiò entrambi, ma sopratutto Bryan.
Ora non si sentiva più strano, si sentiva finalmente felice dopo tanto tempo.
Andò sulla tomba di Edgar, cambiò i fiori e disse una preghiera per l'amico.
"Ci vedremo fra un bel po' di tempo, e ti spiegherò tutto. Perdonami" pensava Bryan.
Si allontanò dal cimitero sentendosi libero, sentiva che ora sarebbe andato tutto bene.




Fine



Ora ascoltate questa canzone, non aspettate ascoltatela tutta ora che avete appena finito di leggere il racconto, si adatta bene e vi infonderà una certa tranquillità.
Insomma ascoltatela che è uno sbocco.






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« Risposta #7 inserita:: Gennaio 28, 2011, 09:50:55 pm »

Scusate non ha messo la song ecco il link

http://www.youtube.com/watch?v=eHUMipQnvww
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« Risposta #8 inserita:: Gennaio 29, 2011, 12:06:37 am »

non male, non male...

un pò come Silent Hill 2...(Mary xD...)
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« Risposta #9 inserita:: Gennaio 29, 2011, 10:38:40 am »

Grazie 1000
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